La Unahotels rischia di giocare in una Unipol Arena quasi deserta
Archiviata la stagione delle deroghe regionali, tutta la serie A è in attesa di un nuovo Decreto, ma si teme un giro di vite
Adriano Arati / REGGIO EMILIA
Incertezza totale. La Unahotels, come tutte le società di serie A, si trova a vivere un periodo di limbo proprio a ridosso del prossimo impegno casalingo con Brindisi in programma domenica 11 ottobre a Bologna.
A oggi biancorossi non sanno quale sarà la capienza consentita per il match, e quindi non sono nelle condizioni di aprire la vendita dei biglietti ai tifosi interessati. Sinora, in Emilia Romagna una deroga della Regione consentiva l’accesso nei palazzi dello sport al 25% della normale capienza, per l’Unipol Arena si parlava quindi di circa duemila posti.
Il Governo ha annunciato però una stretta sul tema, confermando il tetto dei 200 posti per gli eventi al chiuso e dei 1.000 all’aperto e togliendo alle Regioni la possibilità di deroghe “espansive”, lasciando al massimo l’opzione per ulteriori limitazioni.
Il Dpcm che sancisce l’impostazione non è però ufficiale, sembra si debba attendere il 15 ottobre per la promulgazione. Nel frattempo, le Regioni – con l’Emilia-Romagna in prima fila – non mollano sul tema, e chiedono accessi calcolati in percentuale sulla capienza per eventi culturali, spettacoli e sport. Le trattative sono rinforzate dall’intervento per una volta compatto del mondo sportivo extra-calcio, che ha fatto notare in massa come l’assenza di pubblico e degli incassi dei biglietti potrebbe essere fatale per moltissime società.
Diversi dirigenti della serie A di basket hanno fatto notare che senza botteghino il budget calcolato dovrà essere tagliato in corsa, con il rischio di non poter coprire tutte le spese preventivate. E lo stesso presidente di Legabasket Umberto Gandini ha rilanciato l’allarme: «Si metterebbe a rischio la sopravvivenza delle società stesse».
Il basket, a parte le rare eccezioni rappresentate dalle proprietà più ricche come Armani e Segrafredo, si mantiene grazie ad abbonamenti e ingressi e la contrazione – contando anche le riduzioni di merchandise e ingressi da bar e derivati – è già piuttosto pesante. Ora si aggiungono anche situazioni impossibili da decifrare come quelle di questi giorni.
Con 200 posti disponibili, una società con molti sponsor e quindi molte necessità di rappresentanza come Reggio semplicemente non aprirebbe al pubblico, anche perché diventerebbe comunque complesso stabilire criteri di assegnazione con un numero così ristretto. Anche la scelta di migrare a Bologna, così da poter accogliere sino a duemila utenti, risulterebbe come un’amara beffa, visto che almeno sino a febbraio il palazzo reggiano sarà accessibile, senza bisogno di trasferte in pullman per ogni match interno. —
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