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Maschere hi-tech per lo sport a Reggio ci sono i primi test

Nicolò Valli
Maschere hi-tech per lo sport a Reggio ci sono i primi test

Gli specialisti della O2Up del cardiologo Danilo Manari al lavoro sui prototipi dei dispositivi di protezione pensati per chi pratica attività agonistica

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Nicolò Valli / REGGIO EMILIA

Al momento pare essere utopia, ma se i campioni della serie A fossero costretti, nel giro di qualche mese - a seguito dell’aggravarsi della situazione epidemiologica - a scendere in campo muniti di maschere speciali come unica condizione per completare il campionato?

Per spazzare via le incertezze sullo sport ai tempi della pandemia, l’azienda reggiana O2UP del cardiologo e medico sportivo Danilo Manari ha ora messo sul piatto un’interessante proposta. Giacomo Ceci, che nel team di O2UP svolge il ruolo del preparatore atletico, ne svela i dettagli facendo trasparire l’orgoglio per quanto si sta cercando di fare: «O2UP è un team finalizzato al miglioramento sportivo oltre che al benessere personale- spiega l’esperto- grazie alla collaborazione con il Centro Cuore e Salute abbiamo infatti gli strumenti per fornire un’adeguata assistenza a chi desiderasse svolgere una pratica sportiva, agonistica o meno».

A seguito della scoperta del Coronavirus con la conseguente interruzione di tutte le discipline, il Politecnico di Torino ha cominciato a creare filtri speciali in rame, associandosi poi ad una azienda specifica per la creazione di mascherine riciclabili e adattabili su misura. Ci è quindi arrivata la richiesta di disponibilità ad analizzare e valutare i dati che provenivano da quegli oggetti, soprattutto in termini di areazione. Il ricambio d’aria permette infatti di poter svolgere attività limitando notevolmente i rischi di contrarre virus o batteri».

Tra i primi a credere in questo progetto, c’è Danilo Manari che in questi anni si è sempre più specializzato nel connubio tra sport, medicina e tecnologie. Lui e i suoi collaboratori stanno investendo tempo ed energie in questo progetto che potrebbe davvero costituire una piccola rivoluzione nell’ambito della pratica sportiva.

Le potenzialità non mancano. Per la distribuzione sul mercato, fa però capire Ceci, bisognerà ancora attendere: «È ancora presto per capire se e quando potranno essere messe a disposizione degli sportivi questi dispositivi- continua- anche perché stiamo ancora studiando a fondo i pro e i contro, e soprattutto immaginiamo che dovrà prima arrivare anche l’ok dalle autorità ministeriali. Grazie a questi filtri, riscaldabili e quindi ottimi anche per chi volesse cimentarsi in attività in posti freddi, possiamo però provare a capire se si può trovare un punto d’incontro tra il nuovo decreto, che impone l’obbligo di indossare la protezione anche all’aria aperta, e la necessità di continuare a praticare sport in tutta sicurezza. Se siamo gli unici in Italia? Al momento pare di sì- chiude il preparatore atletico Giacomo Ceci- ma dalla nostra abbiamo il vantaggio di poter valutare l’aspetto respiratorio non solamente da un punto statico bensì dinamico, quindi anche nel momento di massimo sforzo». —

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