Ora coach Martino ci crede Taylor e Johnson potranno essere in campo
REGGIO EMILIA
La Unahotels punta a recuperare sia Brendon Taylor sia Justin Johnson per la gara di domenica, pur consapevole che i due stranieri potrebbero non essere al massimo della condizione. In questi giorni gli atleti si sono allenati a parte, concentrandosi sulle terapie affiancate al massimo da qualche esercizio e da attività 5 contro zero, evitando accuratamente i contatti.
Una politica di preservazione che – nella speranza dello staff biancorosso – dovrebbe permettere di avere sia il play che il lungo titolare a disposizione per una sfida complicata come quella contro la tosta Happy Casa Brindisi.
Taylor ha riportato una distorsione alla caviglia destra sabato scorso, durante la sfida di Trento, ma ha continuato a giocare risultando decisivo. Il dolore persiste, da allora il regista non ha mai accelerato e in questi due giorni verrà valutato.
Discorso similare per Johnson, che alla ripresa degli allenamenti ha segnalato un affaticamento muscolare ai flessori. Il problema è stato subito individuato prima che il problema diventasse serio, i muscoli non sono stati sottoposti a ulteriori sforzi e questo dovrebbe aver scongiurato conseguenze peggiori. Anche lui verrà rivisto con attenzione, con guai similari il rischio in caso di forzature è di provocare poi danni piuttosto lunghi.
Taylor e Johnson fanno dell’agilità e dell’esplosività i loro punti di forza, hanno bisogno di caviglie e muscoli a posto per poter rendere al meglio e il rinvio delle coppe europee in questo senso aiuta. Con una sola gara da giocare a settimana è possibile anche pensare a una gestione fra un match e l’altro per poter comunque utilizzare gli atleti, pur senza averli al 100% della condizione. Con tante gare ravvicinate, l’operazione risulterebbe più complessa e sarebbe forse convenuto tenerli fermi per risparmiare trasferte e sforzi in attesa di un recupero completo. Nell’attuale contesto, si cerca invece di governare il tutto, sfruttando i sei giorni che vi sono fra un impegno agonistico e l’altro, nella speranza che la risoluzione “naturale” del trauma non venga eccessivamente rallentata. —
Adr.Ar.
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