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I Lakers campioni NBA nel nome del reggiano Kobe

Adriano Arati
I Lakers campioni NBA nel nome del reggiano Kobe

Era dai tempi della star cresciuta in città che i gialloviola non tornavano sul trono In Gara 5 della serie con gli Heat in campo in maglia nera per celebrarne il ricordo

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reggio emilia

La gloria ritrovata nel nome di Kobe.

Nella notte fra domenica e lunedì i Los Angeles Lakers hanno vinto Gara 6 delle finali Nba contro i Miami Heat nella “super-bolla” di Orlando, conquistando il loro 17° titolo assoluto.

Il titolo di miglior giocatore è andato a LeBron James, salito a quattro campionati vinti, in un cerchio che si chiude.

Era dai tempi di Bryant, la stella cresciuta a Reggio ed approdata giovanissima ad Hollywood, che i Lakers non tornavano sul tetto del mondo. Dieci anni esatti, da quel 4-3 in finale contro gli odiatissimi Celtics.

Nel mezzo, un decennio di sofferenze sportive e, nel 2018, l’ingaggio di uno dei più grandi giocatori di sempre, LeBron James, attirato nel Sud della California grazie al fascino della squadra, della città, di Hollywood e di un paio di reclutatori di eccezione. Uno si chiama Magic Johnson, l’altro si chiamava proprio Kobe Bryant, il figlio di Joe, l’esterno Usa che negli anni ’80 ha lasciato il segno in Italia sempre accompagnato dalla sua famiglia. L’ultima tappa, quella più lunga e rimasta nella memoria, proprio a Reggio, la città che Kobe ha sempre tenuto nel cuore, tornando anche in zona come nella memorabile comparsata al playground di via Franchetti nel luglio 2016.

La prima stagione di James non è andata come tutti si aspettavano, l’estate scorsa è arrivato un altro fenomeno, Anthony Davis, per cercare di cambiare l’inerzia.

Nel gennaio di quest’anno, il dolore più grande, quello che blocca anche il basket e lo spettacolo, l’incidente fatale in elicottero in cui perdono la vita Bryant, la figlia e altre sette persone. Un momento traumatico per tutto il mondo, sportivo e non, ed in particolare per i Lakers e per Lebron.

Kobe era stato il volto della franchigia per vent’anni, James l’erede disegnato in una linea diretta di fuoriclasse.

Da allora, i gialloviola si sono considerati in missione, un titolo per Kobe era il grande mantra, e pur in maniera inusuale – dopo la pandemia e i primi playoff senza pubblico – sono riusciti ad arrivare all’obiettivo.

In Gara 5 contro Miami, già in vantaggio 3 a 1, hanno preparato delle speciali divise nere pensate per omaggiare proprio il Black Mamba, l’esperimento è andato male per “colpa” della cattiveria agonistica di Jimmy Butler, un giocatore che Kobe, feroce di suo, non avrebbe potuto che amare per l’intensità che esprime. In Gara 6 tutto è andato come doveva, Los Angeles torna a vincere il titolo e raggiunge a quota 17 i nemici di sempre di Boston. Lebron si mette in tasca il quarto anello e il quarto premio da miglior giocatore delle finali e ringrazia il talento infinito di Davis: come Kobe nel 2010 aveva avuto bisogno di Pau Gasol e Artest, lui si è appoggiato a Davis e Rondo per tornare in vetta sconfiggendo proprio la sua ex squadra.

Ora, in un intreccio che sembra non voler mai finire, punta al quinto titolo, quello che lo porterebbe proprio alla pari con Bryant nel totale. Chissà quando si tornerà a giocare, in questi giorni di incertezze, ma di sicuro anche a Reggio, fra un murales e un parco, in tanti sorridono e pensano a quelle finali. A quella gloria. E a quella caduta. —





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