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il medico sociale della bagnolese 

Manzotti lancia la proposta «Test rapidi al posto dei tamponi»

N.V.

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REGGIO EMILIA

L’impennata della curva dei contagi è un tema che riguarda da vicino anche il mondo del calcio dilettantistico reggiano: Correggese, Lentigione, Arcetana, Vezzano e Castellarano sono solo alcune delle formazioni che domenica non sono scese in campo, spesso per precauzione o a seguito di casi di positività di parenti di giocatori. Come funziona ed in base a quali fattori decidere se giocare o rinviare la partita?

Massimiliano Manzotti, ex medico della Reggiana (con cui ha vinto i playoff di serie C a luglio) ed oggi responsabile sanitario della Bagnolese, prova a rispondere dall’alto della sua esperienza: «La scelta è di competenza dell’Ausl- esordisce Manzotti- che a seconda della situazione ha il compito di decidere se tutta la squadra debba fare il tampone o se sia necessario invece l’isolamento del singolo tesserato. A questo livello si preferisce però spesso rinviare la gara in programma proprio per una questione di precauzione; a differenza dei professionisti, chiamati alla prova del tampone ogni quattro giorni e quindi controllati, nei dilettanti questo meccanismo non è infatti previsto, ed anche in caso di tampone obbligatorio a tutto il gruppo squadra passano giorni prima di conoscere l’esito: ecco che allora si va per il posticipo».

Lo scorso maggio Manzotti è stato in prima linea nella ripresa degli allenamenti post lockdown della Reggiana nel centro sportivo di Cavazzoli; le immagini del medico a provare la temperatura a Spanò e compagni passeranno alla storia dello sport locale proprio per l’eccezionalità del momento. Prassi e iter che ripete ora alla Bagnolese, costretta a recuperare due partite proprio per positività di un proprio tesserato: «Mercoledì seguirò i rossoblù in trasferta- continua- credo che i prossimi 15-20 giorni saranno fondamentali per capire se le misure adottate dal governo contribuiranno a far calare la curva: se così non fosse anche i nostri campionati sarebbero inevitabilmente a rischio. Fermare tutto il movimento del calcio sarebbe però drammatico, soprattutto per i giovani e per tutti quei dirigenti che gravitano attorno al mondo dei dilettanti; lo sport ha anche una forte valenza sociale, ma servono grande prudenza ed attenzione. Credo che una possibile soluzione per lo svolgimento delle partite potrebbe essere quella dei test rapidi, uno degli strumenti che possono dare un quadro più preciso della situazione, anche perché il rischio zero non esiste». —

N.V.

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