Giocare o fermarsi tutti? Il calcio reggiano è diviso
Nicolò Valli / REGGIO EMILIA
È davvero sottile la linea che demarca il confine tra Seconda e Terza Categoria? Se lo stanno chiedendo i tesserati delle squadre interessate. La Seconda, campionato gestito dal Comitato Regionale, può proseguire; la Terza invece si ferma.
NON SI DOVEVA PARTIRE
Sono in pochi a capire le ragioni di questa scelta, anche se per il penultimo campionato a livello federale la strada sembra tracciata: «La verità è che non dovevamo neanche cominciare la stagione- afferma Stefano Medici, mister del Fellegara- abbiamo speso soldi adeguandoci ai protocolli ma a breve arriveranno ad interrompere anche le nostre partite. Penso sarebbe stato meglio attendere e rimandare il tutto alla prossima primavera, quando si auspica un miglioramento della situazione; non siamo infatti professionisti, e se si sta fermi per qualche mese non è la fine del mondo. Il mondo politico e la Federazione devono ora dare un segnale forte, anche perché gli atleti i cui campionati sono stati interrotti non resteranno certo in casa in isolamento; a Fellegara abbiamo un responsabile Covid che gestisce il tutto alla perfezione- chiude l’esperto trainer- ma credo sia solo questione di tempo».
SCONTI ALLE FAMIGLIE
Pensiero condiviso anche da Massimo Tanferri, vicepresidente dello United Albinea; la società albinetana ha interrotto tutta l’attività del settore giovanile in attesa di maggior chiarezza, mentre prosegue con Juniores e Prima Squadra.
«Hanno sospeso le categorie a livello provinciale per cominciare a fare una prima selezione- spiega Tanferri- ma il ragionamento non ha minimamente senso. Non potevano stoppare tutto sino a febbraio e fino a che possono proveranno a giocare, ma era meglio cominciare nei mesi più caldi a costo di inserire recuperi ogni mercoledì e recuperare così il terreno perduto. L’alternativa era invece iniziare nei primi giorni di settembre, così almeno il girone d’andata veniva svolto integralmente».
Proprio in considerazione dell’annata turbolenta il presidente Simonazzi ha deciso di far pagare alle famiglie dei giovani calciatori solo 30 euro al mese, rinnovabili di mese in mese a seconda che si faccia sport o meno.
FINCHÉ SI PUÒ SI GIOCHI
Chi invece spera di continuare a giocare è il direttore sportivo del Daino Gavassa, Luca Martignoni: «Procedere con i campionati significa dare un segnale di speranza, ed infatti sono contrario allo stop dei provinciali; se mi assicurassero che nel giro di poco tempo avremmo risolto il problema virus sarei il primo a fermarmi, ma considerato che a riguardo regna la totale incertezza penso sia giusto andare avanti con la nostra vita. Non voglio certo sottovalutare il tutto, ma i club hanno fatto grandi sforzi per essere in regola e gli studi confermano che il numero di positivi che hanno contratto il virus in campo sono davvero pochi. Bisogna vivere giorno per giorno- chiude Martignoni- ma finché si può giochiamo». —
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