Sport indignato «Il calcio si è fermato a Salerno»
Dalla Salernitana minacciano querele per le parole di Tosi L’ad della Reggiana Carretti: «Violata la lealtà sportiva»
REGGIO EMILIA
L’Italia sportiva si è indignata per il palese torto subito dalla Reggiana, che con 18 giocatori positivi non ha ottenuto il rinvio della partita con la Salernitana (e ora rischia oltre al ko a tavolino anche la penalizzazione di un punto).
«Se Cristo si era fermato a Eboli il calcio va appena 33 chilometri più in là, raggiungendo il capoluogo di provincia: Salerno. Capolinea», ha scritto Gabriele Romagnoli nella rubrica su Repubblica “È sempre domenica”. Il giornalista, nel suo commento ha poi fatto riferimento alla campagna di sensibilizzazione sui problemi della serie cadetta. «Anche nello stadio vuoto di Salerno, come in tutti quelli di Serie B, sarebbe dovuto apparire lo striscione con la scritta “Non lasciate morire il calcio degli italiani”, ma bisognerebbe anche evitare si facesse del male da sé».
Da Salerno invece fanno gli offesi, e i siti vicini alla società fanno trapelare notizie di querele nei confronti del ds Doriano Tosi, che non ha certo usato la strada della diplomazia riferendosi ai co-proprietari Claudio Lotito e Marco Mezzaroma e al loro potere all’interno della Lega.
Nel consiglio direttivo della Lega la Reggiana non è rappresentata. Giovedì si è svolta una riunione fiume e solo Mauro Lovisa del Pordenone si è detto favorevole al rinvio. Motivo per cui al termine della riunione nessuna comunicazione è giunta dalla Lega. Segno che, pilatescamente, della Reggiana se ne era lavata le mani.
Il giornalista della Gazzetta dello Sport Nicola Cecere sul suo account Twitter ha preso posizione in modo netto: «Ma vi sembra giusto che la Reggiana, colpita da un focolaio che ha decimato squadra e staff tecnico, non abbia ottenuto il rinvio della partita di Salerno perché… si era già giocata il “jolly” Covid? Per me è una porcheria».
Tra le reazioni dei soci della Reggiana si segnala anche quella dell’ad Mauro Carretti. «Mai mi era capitato di riflettere così tanto su atteggiamenti che per me nulla hanno a che vedere con lo sport come quelli della giornata di oggi - ha scritto su Facebook Carretti -. Dispiace per la sconfitta a tavolino, ma soprattutto dispiace perché qualcuno non ha tenuto conto della nostra situazione e ha calpestato quei principi che in momenti come questi dovrebbero essere quelli di un minimo di lealtà e di rispetto per chi è in difficoltà non per sua volontà. Vorrei ricordare che la lealtà sportiva (meglio conosciuta come fair play) è l’atteggiamento di colui che sceglie di attenersi a particolari principi di correttezza a sostegno altrui anche in situazioni di difficoltà. Al di là della perdita a tavolino, ciò che è avvenuto è l’opposto di uno sport sano ed educativo per i nostri giovani, soprattutto in un momento come questo dove invece il rispetto dell’uomo e della salute dovrebbe essere al di sopra di tutto. Sono tuttavia convinto che, nonostante ciò, quanto avvenuto ci insegnerà ancor di più a non mollare mai e ci renderà ancora più forti».
In una situazione dove è difficile trovare spunti di ottimismo, il bomber Augustus Kargbo, un giovane atleta che per arrivare a giocare tra i professionisti ha affrontato prove molto difficili e tanti sacrifici, vede tutto alla luce della sua fede religiosa. «Ho fiducia in te e credo che tu abbia la situazione sotto controllo», ha scritto in una preghiera rivolta ad Allah su Instagram. —
J. D. P.
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