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«Approfittiamo della chiusura delle palestre per ristrutturarle»

riccardo bellelli
«Approfittiamo della chiusura delle palestre per ristrutturarle»

La proposta di Davide Giudici, presidente e giocatore del BasketReggio «Avremmo bisogno di segnali e azioni che portino ottimismo» 

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l’intervista

riccardo bellelli

«Il governo ha chiuso le palestre? Approfittiamone per renderle più belle e più funzionali per quando riapriremo».

È una delle proposte non banali che arrivano da Davide Giudici, presidente e giocatore del BasketReggio che arriva addirittura a chiedere che i campionati dilettanti si prendano un vero e proprio anno sabbatico, tempo da non sprecare, ma anzi da utilizzare per ripensare un modo per ripartire in sicurezza.

«Per non ricordare questo periodo di stop forzato esclusivamente come una parentesi nefasta - dice Giudici - e per esorcizzare tutta la negatività che inevitabilmente ci sta circondando avremmo bisogno di segnali e azioni che portino ottimismo e speranza».

Cosa intende per segnali che portino ottimismo e speranza?

«Restare immobili in attesa di ripartire come se nulla fosse successo sarebbe un errore imperdonabile e lo sport ha troppi problemi da risolvere per fermarsi a piangere su quanto sta accadendo. I Dpcm hanno chiuso le palestre? Peccato, ma almeno approfittiamone per sistemarle. Frequentando gli impianti in varie regioni d’Italia m’imbatto spesso in ambienti lugubri e, cosa ben più grave, non particolarmente sicuri. Non servono grandi opere, a volte basta una semplice tinteggiata o qualche protezione in gomma per restituire dignità a un vecchio impianto».

Nell’attesa però, con gli impianti chiusi per lavori si può fare ben poco, non trova?

«Dipende. Visto che a causa del cambiamento climatico ormai si può giocare in esterno per 7-8 mesi, perché non omologhiamo anche campi all’aperto, per permettere di disputare gare ufficiali all’aria aperta, come si faceva una volta. A Reggio ci lamentiamo ma siamo fortunati, anno dopo anno l’amministrazione sta ristrutturando i vari impianti cittadini e la speranza è che anche i gestori investano nelle strutture. Non trovo momento migliore di questo per attivare le persone che in poco tempo possano restituirci palestre più gradevoli e sicure, sarebbe un bellissimo regalo per restituire quell’entusiasmo che in questo periodo si sta perdendo».

Secondo lei si riuscirà almeno nel 2021 a giocare i campionati?

«Spero di sbagliarmi ma purtroppo non credo sarà possibile disputare la stagione 2020-21. Non entro nel merito della questione sanitaria perché non ho la benché minima competenza, ma parlando dell’aspetto organizzativo e logistico, se i protocolli restano questi e i dati relativi al virus non migliorano drasticamente, trovo impensabile provare a organizzare qualsiasi campionato che possa definirsi tale. Ecco perché spero che venga comunicato prima possibile l’annullamento di tutti le competizioni senior e giovanili. Continuare a posticipare un'ipotetica partenza non fa altro che alimentare false speranze, obbligando le società a farsi trovare pronte nonostante lo “tsunami" che ci sta travolgendo».

Meglio finirla qui, allora?

«Troverei più saggio e soprattutto costruttivo alzare subito bandiera bianca e concentrarsi fin da ora per riorganizzarsi al meglio in vista della ripartenza vera, lasciando però ai bambini e ai ragazzi almeno la possibilità di allenarsi in sicurezza. Se gli adulti hanno gli strumenti per organizzarsi in autonomia, i più piccoli stanno pagando un prezzo troppo alto e il rischio di qualche contagio a mio avviso andrebbe corso se sull'altro piatto della bilancia mettiamo tutte le carenze che stanno accumulando in termini di svago, socialità e motoria».

Cancellare completamente la stagione 2020/21 cosa comporterà per le società?

«Non giocare significa anche spendere meno, per cui se da un lato è vero che ci sono meno introiti ma dall’altro calano i costi. I veri problemi sono altri...».

A quali altri problemi allude?

«Questa crisi sta portando rapidamente a galla un problema atavico, ovvero che nel nostro paese lo sport sopravvive troppo spesso grazie alla passione di persone che danno tantissimo, senza ricevere un ritorno adeguato in termini economici e di riconoscenza. Penso ad esempio alle centinaia di dirigenti volontari che coordinano le varie attività sportive o alle migliaia di istruttori giovanili spesso sottopagati e privi di qualsiasi tutela. Questo stop porterà inevitabilmente queste figure a chiedersi se vale davvero la pena dedicare il proprio tempo a una passione sempre più faticosa. L’altro danno sarà legato al calo di iscrizioni da parte dei più piccoli che saranno spinti verso gli sport individuali o all’aperto, giudicati più sicuri rispetto alla pallacanestro. Ma la storia insegna che dopo una crisi arriva sempre un periodo di rinascita e il nostro basket, anche senza Covid, ne avrebbe avuto comunque bisogno». —

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