«Esercizi per la respirazione e per non perdere la mobilità per gli atleti in isolamento»
Il preparatore Del Principio segue i giocatori tramite videochiamate «È importante gestire il contraccolpo psicologico di questa situazione»
l’intervista
adriano arati
Mantenere un minimo di condizione, nel rispetto della malattia, per non dover ripartire da zero. Non è un compito facile quello di Matteo Del Principio, preparatore atletico della Unahotels in quarantena collettiva, con dodici atleti contagiati e i soli Elegar e Porfilio liberi di lavorare normalmente.
La pausa forzata comprometterà inevitabilmente molto del lavoro fatto in estate con notevole profitto, quella preparazione che ha trasformato la Pallacanestro Reggiana di settembre ed ottobre in una delle squadra più brillanti dal punto di vista atletico dell’intera serie A.
Come sta gestendo il lavoro a distanza?
«Abbiamo avuto una situazione di contagio molto omogenea, nei tempi, e questo ci ha consentito di lavorare in modo altrettanto omogeno in questa fase, i ragazzi hanno avuto in gran parte sintomi similari negli stessi tempo e negli stessi modi».
Qual è la quotidianità?
«Ci alleniamo con videochiamate collettive, facciamo esercizi respiratori, per mantenere le funzioni respiratorie meccanicamente fisiologicamente normali, e lavoriamo sull’aspetto articolare, per mantenere elasticità e prevenzione vive, per quando si ripartirà».
Niente sforzi pesanti?
«I sintomi non hanno consentito allenamenti con i pesi, per sicurezza, per quello dobbiamo aspettare e rivalutare dopo i test e le visite mediche».
Il lavoro attuale può incidere sulla convalescenza?
«Gli esercizi che facciamo non possono che giovare alla situazione. Siamo sereni».
Tutto il gruppo procede alla pari?
«In pratica sì. A parte Baldi Rossi, che ha avuto prima i sintomi e ora è più avanti, il resto dei contagiati procede pari, come sintomi e tempi, e ci stiamo allenando insieme».
E i negativi Elegar e Porfilio?
«Loro continuano i loro allenamenti individualizzati, abbiamo fornito tutto il materiale a casa, la società è stata molto attenta e precisa in questo, ogni giocatore è seguito in ogni dettaglio, personale e sportivo».
A che livello è l’umore?
«Si avverte la voglia di tornare in campo, però non avverto depressione. La motivazione me la dimostrano tutti i giorni. È importante gestire il contraccolpo psicologico. Il grande lavoro estivo aveva dato i suoi frutti, i ragazzi erano contenti, ora dobbiamo riprendere, fortunatamente ci sentiamo affiancati dalla società anche nei dettagli».
Passata l’emergenza, come dovrete procedere?
«I giocatori dovranno superare le visite di idoneità, dopo servirà sensibilità nel capire e adattare a ogni giocatore un lavoro individualizzato. La piccola fortuna è che il contagio è esploso insieme, come dicevo, questo ci permette di omogeneizzare lavoro, anche se questo dovrà essere sempre super-individualizzato».
Che tempi immaginate per trovare condizione?
«Ci vorranno un paio di settimane per raccogliere i primi frutti. Tolta la parte respiratoria e di mobilità, che teniamo attiva anche ora, dovremo fare un lavoro di stabilizzazione articolare e operare per evitare noie muscolari che si possono avere dopo uno stop».
E la performance?
«Quella è l’ultima preoccupazione, come tempi, le priorità saranno quelle che ho elencato».
Per tornare al massimo, quanto si dovrà attendere?
«È una situazione nuova per tutti, ci dovremo attenere alle visite e allo stesso tempo alla metodologia di allenamento. Di solito ci vogliono due settimane di adattamento, altre due per un salto più importante, e otto per il picco. È impossibile tornare al massimo, non c’è il tempo materiale per farlo però dopo la gara con Pesaro ci sarà la pausa per le Nazionali, quello sarà un momento per accelerare il recupero». —
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