«Lascio la Scandianese ma non è un addio In tempo di Covid preferisco fermarmi»
Promozione. Il difensore Mattia Teggi si autosospende: è il secondo caso nel Reggiano dopo quello di Oliomarini
la storia
nicolò rinaldi
Dopo Jacopo Oliomarini della Bagnolese, ora c'è un altro giocatore che ha deciso di sospendere la propria attività calcistica: stavolta, si tratta di un protagonista del campionato di Promozione.
«Tra lavoro, studio e famiglia, purtroppo ho poco margine di errore - spiega Mattia Teggi, difensore classe ’97 in forza alla Scandianese - so che la società sta facendo di tutto per seguire i necessari protocolli sanitari, e sicuramente gli altri club della nostra regione stanno facendo lo stesso. Tuttavia, il pericolo contagio è sempre in agguato: dunque, ho scelto di fermarmi in piena autonomia e senza condizionamenti».
È un addio al calcio?
«Addio non è la parola giusta: diciamo che la mia vuole essere soltanto una pausa, perché la volontà di tornare a calcare il rettangolo verde resta. Nel comunicare alla società la decisione che ho preso, mi sono premurato di rimarcare l’intenzione di riprendere a giocare non appena la situazione generale lo permetterà: i dirigenti hanno capito al volo, e li ringrazio pure per questo».
Il suo caso e quello di Oliomarini sono isolati, o l'autosospensione è un fenomeno in crescita?
«L’intero movimento sta sempre più prendendo coscienza dei tempi in cui viviamo. Di conseguenza, almeno per quanto ne so io, credo che nelle prossime settimane molti altri giocatori del mondo dilettantistico prenderanno la nostra stessa strada. Peraltro, dovendo fare una ragionevole previsione, penso proprio che di gare ufficiali non si parlerà almeno per un po’ di tempo».
L’ipotesi più accreditata è quella di riprendere i campionati a gennaio: secondo lei può essere uno scenario plausibile?
«A essere sincero, ritengo che si tratti addirittura di una previsione fin troppo ottimistica: se riusciremo a ripartire, come tutti ci auguriamo, credo che per le partite bisognerà aspettare almeno la prossima primavera. Con il senno di poi, a settembre le varie categorie non avrebbero neppure dovuto iniziare: tuttavia è stato giusto fare un tentativo, anche se purtroppo ha dovuto scontrarsi ben presto con i problemi legati alla realtà. Nonostante i protocolli, il gran numero di incontri sospesi e rinviati la dice lunga su quanto sia complesso provare a giocare in tempi di Covid».
A proposito delle normative sanitarie: secondo lei i regolamenti andrebbero potenziati?
«Parlando sempre dall’Eccellenza in giù, penso decisamente di sì. Al di là delle precauzioni che si prendono durante gli allenamenti, purtroppo durante gli incontri di calcio è impossibile eliminare il contatto fisico. Inoltre, provare la febbre prima di scendere in campo non può affatto bastare per contrastare la diffusione del Coronavirus. Come tanti altri hanno già detto, la soluzione ideale starebbe nell'effettuare tamponi periodici a giocatori, tecnici e staff: un’operazione che ovviamente dovrebbe essere sostenuta concretamente dalle istituzioni sportive, primi fra tutti i Comitati regionali della Figc». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
