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La Fides non si arrende «Sedute a porte chiuse e doccia a casa»

N.R.
La Fides non si arrende «Sedute a porte chiuse e doccia a casa»

Fulvio Neri, direttore tecnico della società cittadina «Per noi e per i ragazzi continuare l’attività è fondamentale»

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REGGIO EMILIA

Il Coronavirus non ferma l'attività calcistica giovanile delle società reggiane: un esempio lampante è quello rappresentato dall'Unione sportiva Fides, che continua a muoversi con tutte le squadre pur nel fermo rispetto dei protocolli sanitari.

«Finchè ci viene concesso, noi proseguiamo e abbiamo la ferma intenzione di andare avanti - spiega Fulvio Neri, direttore tecnico del club gialloblù - Possiamo contare su 10 squadre giovanili, per un totale di circa 200 ragazzi: tutti sono all'opera nella piena osservanza delle regole».

Per l'esattezza, come si stanno articolando gli allenamenti?

«Noi lavoriamo all'interno di vari impianti, collocati nel comune di Reggio. Le sedute si svolgono soltanto alla presenza dei tecnici e dei ragazzi: nessun altro è ammesso, neppure i genitori. Inoltre, non facciamo uso degli spogliatoi: in queste settimane il clima si è rivelato complessivamente mite dal punto di vista meteorologico, e ciò ha rappresentato un buon aiuto nello svolgere regolarmente il programma che ci siamo prefissati».

Tuttavia, da qui in avanti non è affatto escluso che il freddo possa arrivare: in tal caso, quali sono le soluzioni che adottereste?

«I nostri iscritti provengono per la quasi totalità da Reggio o dalle immediate vicinanze: di conseguenza, ciascuno di loro impiega pochissimo tempo nel recarsi a casa per fare la doccia. Se proprio il meteo fosse così sfavorevole, le sedute verranno sospese: si tratta peraltro di un'eventualità che si è già verificata in un paio di occasioni. Comunque sia, al momento gli spogliatoi non sono utilizzabili».

Con l'assenza di partite, amichevoli e allenamenti in forma tradizionale, con i doverosi limiti al contatto fisico previste dalle norme anticontagio, non teme che lo slancio motivazionale possa in parte venire meno?

«Io credo di no: tra l'altro, bambini e ragazzi stanno continuando a partecipare a questi allenamenti con l'entusiasmo di sempre. Di conseguenza, noi come Fides non siamo affatto qui a lamentarci: le difficoltà ci sono, questo è innegabile, e tuttavia l'intero nostro ambiente è impegnato per fronteggiarle al meglio e per trasformarle addirittura in occasioni di crescita».

Che cosa intende esattamente?

«Intanto, il fatto di poter continuare l'attività è senza dubbio un aspetto di primaria importanza: sia per quel che concerne la socialità, sia per quanto riguarda la salute e il benessere dei giovani che frequentano i campi. Inoltre, va posto l'accento sulla sicurezza: con tutte le norme sanitarie che vanno seguite, i campi sportivi sono luoghi che autorizzano a nutrire la massima tranquillità. A livello generale, il calcio giovanile non è affatto un diffusore di contagio: si tratta di un movimento che rappresenta parte della soluzione, e non certo del problema».

In ambito più strettamente tecnico, qual è l'obiettivo che gli allenamenti di questo periodo si pongono? «Ovviamente, tutti noi ci auguriamo che le partite possano riprendere nel più breve tempo possibile: intanto, però, abbiamo una grande occasione da sfruttare per permettere ai ragazzi di concentrarsi meglio sulla tecnica individuale. Si tratta di un tema che soprattutto in Italia viene un po' trascurato, perchè la maggior parte del lavoro verte sulla preparazione alle singole partite». —

N.R.

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