Igor Radrezza, un gol dal sapore di favola «Dalla serie D alla B, e ora non mi fermo...»
Il protagonista della vittoria della Reggiana contro il Venezia si racconta
IL PERSONAGGIO
LUIGI COCCONCELLI
Il calcio è strano. Ci sono giocatori che approdano tardi a palcoscenici maggiori, li vedi giocare e subito scatta in automatico la domanda: ma come mai nessuno prima si era accorto di lui, lo avevano lasciato vivacchiare in serie minori?
Senza scomodare il caso di Torricelli, da falegname alla Juventus, ora in serie B l’uomo del momento è Igor Raddrezza. Che a 27 anni domenica ha messo a segno il suo primo gol in cadetteria. Categoria che aveva sfiorato in età giovanile, quando Dal Canto lo fece esordire nel Padova, prima che fallimenti e tasselli non andati a posto nel momento giusto lo relegassero in serie D.
Già un anno fa, dopo averlo visto all’opera proprio contro il Padova prima di Natale, Beppe Alessi, uno che di calcio ne mastica, ci manifestò la grande sorpresa per averlo scoperto solo in quell’occasione e si chiese come mai fosse sparito dai radar delle categorie più nobili.
DUTTILITA’
Uno che in campo sa fare tutto, interno in un centrocampo a 3 o a 2, trequartista in un 3-4-1-2, ma sempre con una costante: quella di interpretare il ruolo a tutto campo, abbassandosi in fase di copertura, svariando sulle fasce laterali ed inserendosi in situazione di possesso palla.
Un poco lo spiega lo stesso Raddrezza in una confessione al portale “pianetaB”, in cui svela di avere un sogno segreto. Che è facilmente immaginabile.
«Mi sono trovato- racconta.- in un anno solare dalla B alla D, per rifare poi il percorso inverso sempre in una stagione, abbattersi sarebbe stato facile, ma ho sempre creduto nel mio valore, nelle mie potenzialità, mi sono rimboccato le maniche ed eccomi qua in una categoria che penso adatta alle mie caratteristiche, alla mia forza, mi sono ripreso da solo quel che mi era stato tolto, perchè nessuno mi ha regalato alcunché. Ho avuto la riprova che il campo è l’unico giudice, gli altri discorsi stanno a zero, ma non considero la B un punto di arrivo, ho un sogno che è facilmente immaginabile...».
UNITA’
Il discorso scivola, inevitabilmente, sulla pandemia. «Io per fortuna sono rimasto indenne, ma in tutti noi c’era paura, per noi e per i nostri cari. Avevamo vissuto già queste sensazioni durante il campionato scorso con quello che era capitato a Favalli, ma in quel caso era stato un caso isolato, stavolta era tutta un’altra storia. Non credo sia mai successo ad altri quel che è avvenuto alla Reggiana:un’intera squadra fuori per motivi sanitari. Ci siamo tenuti in contatto, fatto gruppo, morale a vicenda e la risposta con il Venezia è stata per certi aspetti inattesa anche per noi, abbiamo dimostrato il grande senso di appartenenza al gruppo».
Poi l’intervista si sposta sul mister , per il quale Radrezza ha parole al miele. «Il mio rapporto con Alvini? Magico, non lo dico per piaggeria, perché è qua, o perché abbiamo conquistato assieme una promozione, lo direi fossimo ancora in C, ma è il miglior tecnico che ho avuto, prepara la partita in maniera spettacolare e maniacale, soprattutto è un grande uomo, ti dice in faccia quel che pensa, sa tirar fuori il meglio da ciascun giocatore in relazione al collettivo ed alla singola partita, dà indicazioni ma poi, all’interno di determinati principi, mi ascia libertà di movimento». —
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