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Finisce a Golden State Nico Mannion, figlio dell’ex biancorosso Pace

a.a.
Finisce a Golden State Nico Mannion, figlio dell’ex biancorosso Pace

Il regista con passaporto italiano era stato indicato a lungo come possibile prima scelta ma è stato chiamato dai Warriors con il numero 48

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Precipita quasi alla fine del secondo giro del draft NBA Nico Mannion, il playmaker italo-americano figlio dell’ex stella biancorossa Pace Mannion.

Il 19enne regista di Arizona a lungo era stato indicato come una possibile prima scelta, nelle ultime settimane le sue quotazioni sono progressivamente scese sino ad essere chiamato con il numero 48 dai Golden State Warriors.

Potrà consolarsi delle amarezze pensando alla società in cui giocherà prossimamente e ai suoi futuri compagni di squadra. I Warriors hanno dominato la seconda metà dell’ultimo decennio di NBA prima di concedersi una pausa forzata nella passata stagione, segnata dall’addio di molte stelle e dal ritorno da lunghi infortuni dei due elementi simbolo della dinastia, gli Splash Brothers Steph Curry e Klay Thompson.

Compagni di reparto di livello assoluto da cui Mannion potrà apprendere e non poco, soprattutto sul versante offensivo. Curry è stato fra i primissimi ad accogliere Mannion, con diversi post sui social dedicati a tutte le scelte dei Warriors. La squadra di San Francisco ha indicato come seconda scelta assoluta James Wiseman, il miglior lungo puro dell’annata di prospetti, uscito dal college di Memphis, e ha completato il suo draft con Mannion alla 48 e con la guardia australiana Justinian Jessup alla 51. Le cattive notizie arrivano dall’infermeria, Thompson si è infortunato durante un allenamento privato e vi sono forti timori per una lesione al tendine d’Achille destro, un guaio che lo costringerebbe ad un’altra assenza prolungata dopo quella causata durante le Finals 2019 dalla rottura del legamento crociato del ginocchio sinistro.

I timori su Thompson hanno in parte oscurato il draft dei Warriors, ma la franchigia del Nord della California è comunque in forte rilancio, con spazio salariale, diversi giovani elementi già in organico e la presenza di Wiseman a puntellare il nucleo formato da Curry, Draymond Green e, si spera, Thompson.

Difficile trovare una destinazione migliore, anche se comprensibilmente ora Mannion dovrà riprendersi dal brusco salto all’indietro che lo ha portato da essere una possibile lottery pick (scelta entro le prime 14 chiamate) alla parte finale del secondo giro. Il portafoglio riderà meno, le prospettive tecniche e umane sono rosee per un giocatore importante anche per la Nazionale italiana.

Mannion è un regista di grande atletismo e fisicità, dinamico, alto, ed è uno dei giovanissimi leoni a cui guarda l’Italia assieme a Baschero, Grant, Spagnolo e Casarin.

Lo sport è nel suo destino.

Papà Pace è stato uno degli stranieri più efficaci del basket italiano degli anni ’90, mamma Gaia Bianchi una pallavolista di prima fascia. Guardia di 2 metri di enorme tecnica e grande tiro, Mannion sr. è approdato a Cantù dopo diverse stagioni in NBA e da allora ha girato su e giù per la Penisola. Nel 1996/97, assieme a Mitchell e a un ragazzino chiamato Basile, guida Pallacanestro Reggiana alla vittoria dell’A2 e alla promozione, seguita l’anno seguente dal quarto posto dopo aver eliminato Milano e Treviso ai playoff. Mannion aveva già salutato, diretto a Fabriano e sostituito da Chris Jent. Ma quei brividi, in fondo, sono pure merito suo. —

a.a.

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