Coda e il Lecce affondano la Reggiana È una disfatta
Lo scatenato numero 9 salentino ha realizzato una tripletta Per i granata un balzo indietro dopo la prova col Venezia
LECCE
Non può essere questa la vera Reggiana. Ed è l’augurio che si fanno un po’ tutti – in primis staff e giocatori emiliani – dopo una scoppola così grande, una delle peggiori della storia del club granata.
Il cuore messo in campo contro il Venezia prima della sosta, raggiungendo un risultato positivo nonostante le tante difficoltà, stavolta non si è visto. Anche in altre occasioni la Regia si è assentata dal terreno di gioco in questo campionato (in casa col Chievo e ad Ascoli) ma mai aveva dato l’impressione di mollare così tanto. Non è in discussione la qualità di un Lecce che si è riscoperto rullo compressore, che ha ricominciato a girare da qualche match a questa parte e che ha a disposizione una rosa di tutto rispetto. Però nulla spiega il risultato più che tennistico con cui la Reggiana torna a casa dal Via del Mare. Dicono tutto le facce dei protagonisti. Quella sconsolata del portiere Venturi, all’esordio in B a quasi 29 anni, e che ha dovuto raccogliere sette volte il pallone in fondo al sacco. Quelle dei giocatori che, uscendo dal campo a testa bassa, avranno sicuramente messo nel mirino le prossime due sfide interne con Cremonese e Monza: lì ci vorrà un altro spirito. C’è poi quella di Max Alvini, che sperava in tutt’altro approccio contro il Lecce e che dovrà spiegarsi prima e spiegare poi il perché di una debacle così grande. L’aspetto fisico? Sicuramente l’unica partita disputata nell’ultimo mese, appunto quella vinta con il Venezia, ha pesato nell’economia dei 90’, ma avrebbe dovuto farlo forse alla lunga, e lì sarebbe intervenuto Alvini con i cambi (infatti ad esempio Cambiaghi è entrato bene). Invece è sin dall’inizio che la Reggiana, seppur in formazione tipo con nove undicesimi della passata stagione, è sembrata fuori dal contesto. Mai gli emiliani sono riusciti a contenere la forza straripante del Lecce e del suo attaccante, Massimo Coda, che si è portato a casa il pallone giocando appena 54’ di partita. Tanto dopo pochi minuti aveva già gonfiato la rete sfruttando un cross di Mancosu e una difesa approssimativa degli uomini di Alvini. Partita indirizzata già dopo 4’ coi salentini bravi a sbloccarla subito e a non dar adito alla Reggiana di iscriversi al match. Perché c’è anche da dire che nel primo tempo, prima di ogni gol giallorosso, c’era stato un accenno di reazione da parte degli emiliani, con Gabriel sempre pronto. Così, dopo il timido segnale della Reggiana in seguito alla prima rete, è arrivata la disattenzione di Ajeti che ha lasciato in gioco Coda: per l’ariete salernitano un gioco da ragazzi fare il 2-0. Risposta Reggiana con il tiro di Lunetta bloccato da Gabriel (26’), e così una decina di minuti più tardi, direttamente dal rinvio del portiere, il Lecce con tre tocchi si è ritrovato sul 3-0 grazie al mancino chirurgico di Tachtsidis. Il più importante sussulto del primo tempo la Reggiana ce l’ha quasi sulla coda, con una gran girata di Mazzocchi all’altezza del dischetto, d’istinto Gabriel la manda in angolo.
Nella ripresa il copione è lo stesso, con il Lecce che ci mette poco per chiuderla, temendo una reazione reggiana che mai arriverà, con il solito Coda. Dopo dieci minuti Alvini passa alla difesa a quattro, inserendo Muratore e Cambiaghi che impegna Gabriel. Sull’angolo successivo, Rozzio indirizza in fondo al sacco il suggerimento di Rossi e regala l’unico sorriso biancorosso della giornata. Perché poi si fa male anche Gyamfi (c’è apprensione per le condizioni del suo ginocchio sinistro) e alla Reggiana salta la testa con Falco, Majer e Calderoni che arrotondano il risultato e creano parecchi pensieri agli emiliani. —
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