Bostic: "La Unahotels non era pronta per giocare a Pesaro"
L'esterno americano non dispera dopo la sconfitta rimediata nel posticipo contro la Carpegna e pensa alle prossime sfide
REGGIO EMILIA. Solitamente in campo è un torello” che spazia da un lato all’altro del campo prendendo tiri e fornendo un contributo importante anche in difesa, ma domenica scorsa anche Josh Bostic ha fatto registrare un passaggio a vuoto.
La sconfitta di Pesaro, oltre alle indubbie potenzialità della truppa di Repesa, è però da ricondurre ad una condizione veramente deficitaria degli atleti in maglia Pallacanestro Reggiana, con pochi allenamenti nelle gambe e con i volti dei giocatori ancora provati.
L’ala americana, cannoniere della Unahotels, è ora intenzionata a sfruttare la pausa per ritrovare la forma perduta, con un unico obiettivo: riprendere il cammino interrotto e tenere alta la bandiera biancorossa.
Bostic, a prescindere dal risultato è stato importante ritornare dopo un mese in campo...
«L’aspetto principale è quello di aver evitato infortuni, cosa non scontata considerati i pochi allenamenti che avevamo svolto in settimana; c’era il desiderio di tornare a giocare, anche se a causa del Covid non siamo riusciti a recuperare e quindi ad arrivare pronti al match come avremmo voluto».
Dopo un buon primo tempo, Pesaro ha allungato. Si poteva fare meglio o le energie erano proprio finite?
«L’unica cosa che potevamo fare in meglio era non avere la sfortuna di contrarre il coronavirus- scherza Bostic- al di là degli errori tecnici commessi abbiamo infatti saltato circa venti giorni di allenamento e dunque non si poteva chiedere di più in quella circostanza».
La positività al Covid vi ha costretto alla reclusione a casa per oltre due settimane. Che esperienza è stata?
«I primi giorni sono stati difficili, ma fortunatamente la società e lo staff ci sono stati vicino supportandoci. Dopo i primi giorni stavo già meglio, ma la quarantena obbligatoria non è stata certo una passeggiata: nella mia testa non vedevo infatti l’ora di tornare a fare quello che amo, ovvero giocare a basket».
Tutta la squadra è stata messa ko dal virus: questo periodo di stop ha contribuito a rafforzare l’alchimia tra voi?
«La chimica tra noi è ottima, come si è visto in questi primi mesi della stagione. L’isolamento non l’ha scalfita».
Ora la sosta per le nazionali, poi un ciclo di partite a dicembre che potrebbero avvicinarvi al traguardo Final Eight...
«L’obiettivo è solo uno ed è molto chiaro: farci trovare pronti per tutte le partite che disputeremo con l’intenzione di vincerle».
A fine gennaio prenderà il via anche la Fiba Europe Cup, con il format delle “bolle” sul modello della Nba. Che idea si è fatto a riguardo?
«Che si giochi con il regolamento classico o nelle bolle mi interessa poco; a me interessa vincere».
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