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«Giù le mani dal vincolo Così le società chiudono»

Massimo Sesena
«Giù le mani dal vincolo Così le società chiudono»

Romano Ferretti: «Se passa la sua abolizione, per i settori giovanili è la fine»

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/ REGGIO EMILIA

Un colpo di spugna. Un provvedimento annunciato, con tanto di data della sua entrata in vigore, che agli occhi dei più assume i connotati sinistri di quelle date apocalittiche, tipo profezie Maya.

Stiamo parlando della abolizione del vincolo sportivo proposta dal ministro dello Sport Vincenzo Spatafora e approvata dal consiglio dei ministri. Una decisione che anziché incontrare il favore della base, in queste ore sta gettando nel panico decine di società sportive dilettantistiche. È quella che il governo ha inserito nei cinque decreti legislativi di riforma dell’ordinamento sportivo, in attuazione di altrettanti articoli della legge delega 8 agosto 2019, n. 86, in materia di lavoro sportivo e di semplificazioni e sicurezza in materia di sport. Una riforma generalista, che ha l’ambizione di cambiare il mondo dello sport e probabilmente di renderlo anche più trasparente: si pensi ad esempio alle norme - anch’esse contenute nei decreti legislativi - che attribuiscono pari dignità agli sport praticati dalle donne, o a tutte le misure di contrasto alle discriminazioni, alla violenza, fino al sostegno agli sport paralimpici.

Solo i n un punto, il castello delle riforme rischia di crollare. Ed è quello dell’abolizione del vincolo sportivo.

«Abolendo il vincolo sportivo - spiega Romano Ferretti, figura storica del calcio dilettantistico reggiano - si finisce togliere la principale fonte di sostentamento dei settori giovanili». Vediamo di spiegare il perché: «Attualmente - spiega Ferretti - le società dilettantistiche che formano dei giocatori hanno diritto a ricevere un riconoscimento per il lavoro svolto nel momento in cui il giocatore viene ingaggiato da un’altra società». Attenzione: non stiamo parlando dei pochi ragazzi che dai vivai di una squadra di provincia approdano al calcio professionistico: per queste esistono rimborsi codificati con tanto di tabelle. La platea che va a toccare questa riforma è assai più vasta: «Parliamo - chiarisce l’ex dg della Bagnolese - di tanti ragazzi che dopo gli Allievi o la Juniores vanno a giocare in Promozione o in Eccellenza. Oggi, alle società in cui questi giocatori sono cresciuti, la società che li acquista riconosce una cifra per il prestito e una cifra per il riscatto definitivo. Con quella cifra le società possono sostenere le spese di gestione del settore giovanile. Spese che sono anche aumentate da quando è stato istituito l’obbligo di assumere istruttori con il patentino, che ovviamente costano di più dell’ex calciatore che magari fa un lavoro che lo impegna al mattino e ha i pomeriggi liberi per allenare». L’obiezione viene spontanea: non è che si sta dipingendo un mondo idilliaco che non esiste? Non è forse vero che a volte i proventi del settore giovanile vengono spesi per rimborsi ai giocatori più affermati che, pur giocando in eccellenza, spesso possono quasi vivere esclusivamente di calcio?

«No, non stiamo parlando di questo. A Reggio soprattutto, i settori giovanili più importanti hanno prime squadre che quasi mai vanno oltre la prima categoria e tutto quello che entra viene reinvestito nella crescita dei ragazzi. Ma tutto questo è destinato a finire se passa questa norma. È un sistema -dice Ferretti - che si regge in equilibrio sia pure con molta fatica, soprattutto in questo momento di particolare difficoltà. Proprio per questo credo che sia una misura sbagliata. Il presidente della Lega dilettanti la pensa come me e dice che la norma va fermata? Me ne compiaccio. Mi chiedo dove sia stato finora, visto che questa decisione del governo non nasce dal nulla». —

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