«Decisione demenziale spariranno 3mila società»
L’ex consigliere nazionale della Figc William Punghellini non usa mezzi termini «Mi meraviglio del silenzio del Coni e del ritardo con cui è intervenuto Sibilia»
REGGIO EMILIA
«La nuova riforma dello sport è demenziale, e rischia di essere il colpo di grazia ad un sistema già fortemente provato dalla crisi economica».
William Punghellini, dirigente della Federcalcio nazionale a cavallo del millennio e con una lunga esperienza in ambito dirigenziale, non riesce a capacitarsi di come a Roma abbiano potuto mettere in piedi un provvedimento simile, fortemente dannoso per tutte le società che si occupano di settore giovanile. Il nocciolo della questione è uno: l’abolizione del vincolo sportivo.
«È una riforma che non sta in piedi per due motivi sostanziali- illustra Punghellini- in primo luogo perché obbliga i club a contrattualizzare i collaboratori sportivi, con tutto quello che ne deriva in termini di contributi; è giusto che allenatori e dirigenti abbiano i propri riconoscimenti, ma ci vuole tutela anche per le società dilettantistiche, che sono 120.000 in tutta Italia. C’è poi la questione del vincolo per gli atleti, che rischia di far sparire circa tremila realtà ogni anno».
COSA DICE LA NORMA
Come ormai noto, il Consiglio dei ministri ha recentemente approvato quella che è una vera e propria rivoluzione per l’universo sportivo, basti pensare al movimento femminile equiparabile d’ora in avanti a quello maschile con il passaggio al professionismo; entro luglio 2022 verrà poi abolito il vincolo sportivo, che consentirà agli atleti di liberarsi al termine di ogni stagione potendo scegliere dove andare a giocare.
Esulta l’Assocalciatori, ma che ne sarà delle casse economiche dei team, soprattutto quelli che investono sui giovani e che vedevano nella norma un modo per valorizzare il proprio lavoro?
«La prima riforma in tal senso l’ho fatta io quando ero a capo della serie D- continua Punghellini- riducendo il vincolo da tempo indeterminato ai 28 anni; così facendo non viene invece riconosciuto il merito ai club: questo processo non farebbe altro che giovare a figure come agenti e procuratori che non dovrebbero esistere nel settore giovanile, dando vita ad un vero e proprio mercato autentico con talenti liberi di accasarsi al miglior offerente; basterebbe invece disciplinare la legge sul premio di preparazione. Stiamo attraversando un periodo complesso in cui la pandemia ha ridotto notevolmente gli sponsor e fatto calare i ricavi: togliendo anche questa tipologia di entrate non resterebbe più niente».
CONI E LND IN RITARDO
Dopo una vita nel mondo del pallone, oggi Punghellini è libero da impegni istituzionali anche se non ha certo smarrito la passione per il gioco del calcio.
La schiettezza, però, non gli manca, così come da tempo non fa certo mistero di non condividere le scelte che governano il calcio dilettantistico: «Non mi riconosco più in questi provvedimenti - sottolinea Punghellini - e spero vivamente che dalla conferenza stato-regioni possa uscire una modifica sostanziale a questa cavolata. Ho letto che anche Cosimo Sibilia (presidente della Lega nazionale Dilettanti, ndr) si è detto contrario all’approvazione di questa riforma, creata per interessi lobbistici- chiude l’ex consigliere Figc- ma mi vengono delle domande: perché se ne sono accorti solamente adesso? E come mai il Coni è rimasto fermo a guardare in tutto questo tempo?».—
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