Gazzetta di Reggio

Sport

il tecnico biancorosso 

Andrea Menozzi va controcorrente «Giusto abolire il vincolo sportivo»

Adriano Arati
Andrea Menozzi va controcorrente «Giusto abolire il vincolo sportivo»

Il responsabile del settore giovanile della Unahotels «Si tratta di una norma assolutamente anacronistica» 

3 MINUTI DI LETTURA





/ REGGIO EMILIA

«Il vincolo sportivo doveva finire, era fuori dal tempo, ora è fondamentale governare al meglio il processo di cambiamento».

Pensa al grande cambiamento che attende il mondo dello sport, il responsabile del settore giovanile di Pallacanestro Reggiana Adrea Menozzi. La riforma che porterà all’abolizione del vincolo sportivo – la possibilità di una società di controllare il cartellino di un giovane atleta e quindi di porre divieti a un suo trasferimento – è ormai vicina a diventare reale. Cambierà radicalmente il sistema attuale, che sulle transazioni per i giovani atleti poggia parte della propria sopravvivenza economica. Ma il mutamento, sottolinea Menozzi, era inevitabile. Il tema cruciale è la gestione del trapasso.

«L’istituto del vincolo è anacronistico nel 2020, pensare che un ragazzino non sia libero di praticare il suo sport dove vuole è fuori dal tempo. Questo è un aspetto, non è nemmeno ne campo dell’opinabile, fa presente». Doveva terminare?

«Era inevitabile, se all’estero si provava a spiegare il vincolo nemmeno riuscivano a entrare nell’ordine di idee. Anche perché era valido per tutti, non per chi ha prospettive di fare il professionista».

Il salto non sarà però indolore, giusto?

«L’attività sportiva in Italia è quasi interamente demandata ai privati, la grande differenza con il resto del mondo è questa. Pensiamo agli Usa: l’attività sportiva è a carico della comunità, nelle scuole e nelle altre realtà è sostenuta quasi al 100% dal settore pubblico».

In Italia, invece?

«Da noi questo non avviene, quasi tutto è sulle spalle dei privati, che lo facciano come attività professionale o come volontariato. Il pubblico fornisce solo gli impianti, e pensiamo alla qualità, di questi impianti. Nelle scuole vi sono attività residuali, minime».

Da qui nasce il vincolo? «Sì, se la pratica sportiva dei giovani è lasciata completamente in carico ai privati, e in parte alle famiglie, si capisce da dove viene l’istituto del vincolo sportivo, arriva teoricamente teoreticamente per risarcire le società sportive per i loro investimenti, per i loro sforzi».

Poteva avere un senso, decenni fa. Ora?

«Ora non è più accettabile e concepibile, in età moderna. Questo è un punto. Un secondo punto è che le società sportive portano avanti un’attività sportiva meritoria, con tutte le ricadute positive per la nostra società: socializzazione, educazione civica, educazione alla salute, promozione di stili di vita sani. Chi si fa carico di tutto questo dovrebbe essere sostenuto dal pubblico. E non solo».

Che altro?

«Penso a Pallacanestro Reggiana, salendo di età facciamo anche e soprattutto formazione professionale. E la formazione professionale, negli ambiti non sportivi, è sostenuta con finanziamenti pubblici».

Nello sport no?

«No, le società sportive non vengono aiutate, realtà come la nostra devono quindi autosostenersi con risorse proprie».

Non ci sono premi e risarcimenti?

«Sì, ma è un percorso interno, una società ne risarcisce un’altra, non ci sono aiuti esterni».

Lei ha dipinto lo scenario e l’importanza dell’attività sportiva, perfetto. Ma ora, che succederà?

«Il vincolo va tolto, ma ci vorrà un periodo di adeguamento e come in ogni processo sarà importante capire come viene governata e gestita questa fase. Se togliamo il vincolo, va indicato come si vuole sostenere anche economicamente l’attività giovanile». Dallo sport sembra arrivare una grande paura. «Ci sono timori ma francamente non penso che il passaggio sarà disastroso, tutti alla fine si adegueranno, sarà importante però che la grande novità venga spiegata bene, questo è fondamentale. E poi che venga gestita bene».

Immagina un salto brusco?

«Non penso ci sarà un passaggio diretto, nella prossima stagione si vuol far partire il processo, non si potrà concludere tutto il percorso. Un periodo di transizione per permettere al sistema di riadattarsi è necessario».

Pallacanestro reggiana come vive questo momento?

«Cercheremo di capire come verrà impostata la riforma, siamo disponibili al dialogo se ci sarà possibilità. Prima di tutto vogliamo capire come verranno impostati la legge e i regolamenti attuativi, e a cascata i regolamenti sportivi». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google