Rossi, Pd: «Capisco le società ma la strada è quella giusta»
Il parlamentare ha in programma un incontro con le società sportive reggiane «L’obiettivo è dare più soldi allo sport: lo spazio per il dialogo c’è tutto»
/ REGGIO EMILIA
Chi lo conosce sa che tra le sue passioni c’è il calcio, e da ex sindaco di provincia, Andrea Rossi, 44 anni, casalgrandese, conosce bene la realtà del calcio dilettantistico. Quello delle squadre di paese, per capirci. E soprattutto quello dei vivai e delle scuole calcio estremamente radicate in tutto il territorio.
E tuttavia, sbaglierebbe chi pensasse di trovarlo a cavalcare la protesta delle società di calcio che in questi giorni hanno fatto sentire la loro voce nell’inchiesta della Gazzetta.
«Comprendo le preoccupazioni delle società sportive - dice Andrea Rossi - e proprio in questi giorni mi incontrerò con i dirigenti delle società di calcio della nostra provincia».
...che sono furenti per questa riforma, dicono che le farà sparire...
«Io non la penso così, anzi. Sono dell’idea che si debba seguire questa che è a mio avviso la strada giusta. A patto che tutti insieme si cambi punto di vista».
Si spieghi meglio...
«Se siamo in questa situazione non ci siamo soltanto perché il Covid ha messo in ginocchio un Paese e con esso anche il mondo sportivo. Paradossalmente è come se la pandemia non avesse fatto altro che mettere in risalto i limiti di un mondo che si poggia sull’impegno di tantissimi volontari ma anche su sono sempre stati troppo pochi. In questo senso bisogna davvero che si cambi la prospettiva. Io sono il primo a riconoscere lo straordinario valore sociale delle società sportive dilettantistiche al punto che dico loro che gli spiccioli che cadono dalle tasche del grande calcio non possono più bastare. Servono invece fondi strutturali. Stiamo parlando della quarta industria del Paese ma anche di un presidio fondamentale della nostra società. È ovvio che una volta riconosciuto il valore dello sport di base, non si può pensare che sopravviva con i soldi di cui dispone adesso. Ma per fare ciò bisogna anche superare vincoli anacronistici come quello sportivo».
Quando lei pensa di dare più soldi alle società sportive a cosa pensa?
«Á qualcosa di virtuoso come sono i primi cinquanta milioni di euro di credito d’imposta, che non sono soldi a fondo perduto ma generano invece altri investimenti, almeno per un importo altrettanto grande».
In concreto, il vincolo sportivo significa un indennizzo a quel settore giovanile che ha portato dei giovani a giocare nelle serie superiori...
«E per questo si prevede comunque un indennizzo che dovrà essere stabilito dalle diverse federazioni sportive. Guardi sa cos’altro ha di bello questa riforma?».
No, mi dica...
«Che assieme a novità non più rinviabili si è comunque data un tempo perché le cose che si possono migliorare siano migliorate. Non caso l’abolizione del vincolo sportivo è fissata per il luglio 2022. Nel frattempo si dovranno trovare tutti i contrappesi che possano favorire le società e non danneggiarle. Lo spazio c’è, il dibattito è apertissimo. Si può cominciare già nella discussione all’interno della Conferenza Stato-Regioni e si continuerà certamente anche nelle commissioni parlamentari».
L’altro punto che alle società è indigesto è quello del lavoratore sportivo.
«La riforma non è avulsa dalla realtà, nemmeno in questo ambito. Nei primi anni di entrata a regime di questa norma l’onere sulle società sarà pari a zero, grazie a un fondo di 50 milioni di euro dedicato a coprire i contributi nei primi anni».
L’obiezione è che già adesso le società devono pagare istruttori con il patentino e poi dovranno anche metterli completamente in regola...
«L’istituto dei rimborsi spese resta. Così come resta una no tax area che punta a risarcire il volontario per le spese che sostiene nel seguire o allenare una squadra. Resterà quindi una no–tax-area fino ai 10mila euro. E anche qui l’entrata in vigore è prevista per il primo settembre 2021. Lo spazio per discuterne, c’è». —
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