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Il sogno della velocista Federica Giannotti «Voglio chiudere la carriera con un record»

ALDOSPADONI
Il sogno della velocista Federica Giannotti «Voglio chiudere la carriera con un record»

La ventottenne reggiana ha vinto venti titoli regionali, prima di ritirarsi dalle competizioni lavora duro per realizzare un grande desiderio 

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il personaggio

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La 28enne Federica Giannotti è stata una delle migliori velociste reggiane di tutti i tempi. Dal 2008 ad oggi ha vinto 20 titoli emiliano-romagnoli nella velocità.

L’atleta vive ad Albinea, è laureata in Economia e lavora nello studio di commercialista di papà Vanni, ex saltatore in lungo. In futuro, oltre a continuare a sviluppare la sua esperienza in campo fiscale, Federica vorrebbe mettere a frutto la sua pluriennale esperienza nell’atletica leggera. Per il presente, invece, il suo sogno è quello di chiudere in bellezza la sua carriera, mettendo a segno qualche record personale.

Come si è avvicinata all’atletica leggera?

«In modo casuale, a fine 2006. A scuola ero la più veloce e vincevo tutte le gare studentesche. Una volta mi fecero provare una gara sugli 80 metri a Guastalla. Arrivata nel luogo della gara, scoprii che non ero stata iscritta e c’era tempo solo per correre la gara maschile. La feci ed arrivai seconda, battendo perciò quasi tutti i ragazzi».

Come è stato il suo percorso nello sport?

«Nel 2007 iniziai a fare sul serio e vinsi il titolo italiano degli 80 metri categoria Cadette. L’anno successivo, convinta di impormi nella categoria Allieve, imparai quanto l’atletica potesse portarti dal paradiso all’inferno in un solo momento. Un grave strappo al bicipite femorale mi fermò per un anno; poi da quell’anno alti e bassi, sono stata sempre finalista ai campionati italiani in tutte le categorie giovanili e qualche volta ai campionati italiani assoluti. Il mio primato personale sui 100 metri è di 11”74, realizzato al Meeting Internazionale di Ginevra nel 2014, tempo che unito al 6° posto ai Campionati Italiani Assoluti mi ha permesso di partecipare come riserva alla Finale della Diamond League di Zurigo. Nella doppia distanza ho realizzato il personale di 23”99 nel 2016, centrando la finale dei 200 metri ai Campionati Assoluti di Rieti».

La sua rivalità con Judy Ekeh ha caratterizzato un lungo periodo dell’atletica reggiana, che ricordi ha di quel periodo?

«Il rapporto con Judy, per molti anni, è stato particolarmente intenso, eravamo anche rivali, ma soprattutto grandi amiche, poche volte sono riuscita ad avere la meglio su di lei, agli Assoluti di Ancona sui 60 e a quelli di Rovereto nel 2014. Un particolare ricordo è quello di un campionato italiano nel quale la rincuorai durante il riscaldamento per le sue paure prima della gara; lo feci così bene che poi mi “rubò” la medaglia per un solo millesimo di secondo, più o meno un centimetro, ma io corsi subito ad abbracciarla e a felicitarmi con lei perché eravamo davvero amiche».

Avete fatto nazionali insieme?

«Alcuni raduni nel “tempio” dell’atletica di Formia, ma non campionati, io ho fatto i Campionati Europei Juniores a Tallinn nel 2011, titolare nei 100 metri, finendo ventesima, Judy invece andò l’anno successivo a Barcellona. Nel 2014 ho vestito la maglia della Nazionale Assoluta nella Finale della Diamond League a Zurigo, dove ero la riserva della staffetta 4x100 italiana ma dove ho potuto correre una batteria individuale, una esperienza a dir poco stellare».

In quali società ha militato e con quale allenatore è cresciuta?

«Per un decennio, dal 2006 al 2016, ho corso per l’Atletica Reggio, quella “targata” Guido Saccardi e Giorgio Del Rio, poi dal 2017 ad oggi insieme ad alcuni dei migliori atleti reggiani sono passata alla Fratellanza 1874 Modena, la più importante ed antica società atletica italiana. Sarebbe bello finire la carriera da “madrina” nell’Atletica Reggio presieduta da Paolo Codeluppi. Il mio allenatore è Gianpaolo Cellario, padre del velocista Giovanni e velocista a sua volta in gioventù. In mezzo ci sono state tante belle gare, alcune vittorie in meeting prestigiosi, il titolo nazionale Universitario sui 200 metri nel 2017 a Catania dopo i tre bronzi, poi 20 titoli regionali e quasi altrettanti infortuni, sempre capaci di fermarmi quando ero pronta ad un salto di qualità»

Ci parli di come sta andando questa stagione?

«Conciliare l’attività di alto livello con il lavoro, specie se stressante, è più difficile che con lo studio. Poi la difficoltà specifica per il velocista riguarda la necessità di portare il proprio fisico al limite senza rovinarlo. Un infortunio, anche banale vanifica una intera stagione, per questo motivo non bastano le gambe per correre veloci e nemmeno la reattività dei piedi, i risultati arrivano solo quando la mente riesce a governare le tantissime variabili che influenzano una corsa veloce. Nei 100 metri basta una nota stonata e tutta la sinfonia diventa inascoltabile».

Cosa farà l’anno prossimo ?

«Quest’anno mi sarebbe piaciuto fare un nuovo record personale e forse chiudere in bellezza la mia carriera; avevo in mente, per cominciare, di stabilirne uno nuovo sui 60 metri indoor. Gli allenamenti procedono bene fra Reggio e Modena, dove si trova l’impianto indoor, e mi sento ogni giorno più forte. Purtroppo a causa di tutti questi Dpcm e alle costanti restrizioni, il mio sogno si allontana sempre più e gareggiare ormai sembra un’utopia. Ma se non riuscirò con le gare al coperto, allora rimanderò la ricerca di un nuovo record alle gare all’aperto, dove magari un benevolo vento a favore può essere di aiuto, soprattutto nei 200 metri». —

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