«I contributi Inps porteranno le società dilettantistiche alla bancarotta»
La previsione è dell’avvocato Simone Alberici «Con le riforme volute da Spadafora il calcio muore»
/ REGGIO EMILIA
Al tavolo di chi giudica negativamente la nuova riforma dello sport, ancora in via di definizione, si aggiunge una sedia in più: è quella dell’avvocato Simone Alberici, esperto in diritto sportivo. Grazie alle sue competenze specifiche, il giovane legale esterna tutte le perplessità del caso, che sono poi le stesse dei dirigenti: «Posso dire sinceramente che il giorno 25 novembre è morto il calcio- spiega Alberici- sia per la scomparsa di Diego Armando Maradona che per la Legge Delega voluta dal ministro Spadafora. Si tratta a mio giudizio di una riforma fortemente negativa, che vuole rendere le società sportive delle vere e proprie aziende: peccato che dietro a questo passaggio ci siano costi elevati che non faranno altro che andare a riversarsi sulle famiglie nel momento delle iscrizioni».
Questo a causa delle spese, con l’abolizione del vincolo sportivo che andrebbe inoltre a privare i team di una fonte di ricavo considerevole. Per non chiudere i battenti, l’unica soluzione diventerebbe allora quella dell’aumento del costo di iscrizione: «La riforma nasce principalmente per assicurare garanzie ai laureati in scienze motorie- continua Alberici- che spesso non hanno un’adeguata retribuzione nonostante le numerose ore di lavoro».
Una motivazione lodevole, così parrebbe.
Ma poi l’avvocato Alberici sottolinea il rovescio di questa medaglia: «Peccato - dice - che questo aspetto abbia poi lasciato campo a tutta una serie di altri punti molto discutibili. Per quanto riguarda il vincolo si poteva rimodularlo attraverso altre soluzioni, per non parlare della follia totale legata alla gestione previdenziale di atleti e collaboratori».
E qui l’avvocato mette in evidenza tutti i limiti del provvedimento, che andrebbe a contrattualizzare tesserati che svolgono poche ore di lavoro a settimana, e regolati proprio per questo da contratti occasionali. In questo modo il futuro del calcio dilettantistico e di base non può che essere nero: «I collaboratori versano già i contributi con il loro lavoro, mentre per quanto riguarda il calcio ricevono dei rimborsi spese in base alle ore, che se va bene arrivano nelle società più organizzate a otto ore a settimana, e svolte per di più in piena autonomia. Focalizziamoci poi sulla Terza Categoria: molti dei giocatori pagano di tasca propria per arrivare ad iscrivere la squadra al campionato e sicuramente non incassano un euro dal team d’appartenenza: d’ora in avanti le società dovrebbero dunque emettere ogni mese oltre 20 cedolini paga? Insostenibile- chiude la sua analisi Alberici- e l’hanno capito anche i rappresentanti politici pure se con colpevole ritardo». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
