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Il presidente della Reggiana Salerno: «Ora gettiamo le basi, poi penseremo alla A»

Nicolò Valli
Il presidente della Reggiana Salerno: «Ora gettiamo le basi, poi penseremo alla A»

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REGGIO EMILIA. «Parlare poco, lavorare molto». Si presenta così il nuovo presidente della Reggiana Carmelo Salerno, impostando un discorso focalizzato sull’umiltà, sul senso di appartenenza ma al tempo stesso gettando le basi per rendere il futuro ancora migliore. «Senza i soci fondatori non sarei qui oggi», sono state le sue prime parole in conferenza, rotte a tratti dall’emozione.

Presidente, le sue sensazioni?

«Sono onorato di svolgere questo ruolo. È un attestato di fiducia che mi è stato dato e che cercherò di ripagare amministrando la società con onestà, trasparenza, passione e determinazione. Ricevo da Quintavalli e Carretti il testimone e lo conservo in attesa di affidarlo domani a qualcun altro; ritengo infatti che una squadra di calcio appartenga alla città, a prescindere da chi la gestisce. Non sono reggiano, ma spero possa essere giudicato unicamente per quello che riuscirò a fare per la Reggiana».

Come nasce la sua candidatura?

«La decisione è condivisa, anche se naturalmente Romano Amadei ha un ruolo importante nelle decisioni interne; è una persona che ha fatto calcio per 40 anni, generosa ma al tempo stesso severa. Tutti gli siamo riconoscenti: senza l’arrivo di Amadei la Reggiana non sarebbe infatti stata ripescata in serie C».

L’attestato di stima che ha più apprezzato?

«Amadei mi ha mandato una mail che conservo con piacere perché è una delle cose più belle che ho ricevuto. Ho molto apprezzato la chiamata del vescovo Camisasca per farmi gli auguri: gli ho risposto chiedendo in cambio uLe sue linee guida?

«Cercherò di condividere le scelte con tutti i soci, chiedendo anche aiuto. Principalmente mi rivolgerò al Comune, e colgo l’occasione per ringraziare il sindaco Vecchi e l’assessore Curioni per la promessa fatta sui campi; con Io ti voglio bene chiediamo un sostegno ai tifosi in un momento di difficoltà economica legata alla pandemia, mentre vorrei coinvolgere sempre più investitori del territorio: senza il mio arrivo Amadei avrebbe oggi il 73% delle quote, e non possiamo chiedere troppo ad una persona di 80 anni».

Le crea imbarazzo lavorare a Modena ed essere numero uno della Reggiana?

«Diciamo che mi faccio pubblicità al contrario. Credo di aver fatto del bene al Modena ed alla Reggiana sto investendo molto, più di quanto mi aspettassi. Non ho interessi economici in città: sono venuto per riconoscenza a Tosi ed Amadei, centrando subito la serie B. Provo solamente orgoglio perché questo calcio sino a qualche anno fa lo guardavo in tv».

Obiettivi a breve termine?

«Creare una società solida e sostenibile, con una propria casa che sono felice di aver contribuito ad ottenere. Se il club si alimenterà a prescindere dai soldi dei soci con un pareggio di bilancio, sarà più facile raggiungere un domani traguardi ancora più nobili».

Il sogno è la serie A?

«Sì, è quello di raggiungere l’olimpo del calcio. Non è però un traguardo a breve termine ma da provare a raggiungere in futuro una volta poste le basi sopra citate».

In estate si era speso molto per riaprire gli stadi: com’è oggi la situazione?

«Al momento bisogna tenerli chiusi, ma la scorsa estate è stata una grossa ingiustizia, anche in considerazione della riapertura parziale dei palazzetti».

Rimpianti di questi mesi?

«Pensate a come sarebbe stata la finale col Bari con oltre 20.000 spettatori. La vicenda Salernitana è poi stata una brutta pagina di sport».

Desideri per il 2021?

«La salvezza, anche se vorrei raggiungerla con i tifosi allo stadio. Poi la firma del rinnovo di mister Alvini, che è per noi un maestro di calcio. Il ritorno in via Agosti? Non è un desiderio, ma una certezza». —




 

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