Giannini (Unahotels): "I primi tempi a Reggio mi chiamavano Bagolone"
Il 19enne originario di Lesignano ha realizzato in maglia biancorossa i primi punti in serie A
Ultimi secondi di partita a Masnago: la Unahotels ha ormai espugnato il parquet di Varese e il coach Martino ne approfitta per buttare nella mischia il giovane Marco Giannini. Pochi secondi dopo Bostic lancia in contropiede lo stesso Giannini, infila i primi due punti in serie A. Quanto accaduto la scorsa settimana è la realizzazione di un sogno per la guardia del 2001.
«Ho iniziato a giocare all’età di sei anni a Langhirano - spiega Marco Giannini - affacciandomi in seguito nelle selezioni provinciali e regionali. All’età di 14 anni è arrivata la chiamata della Pallacanestro Reggiana, che mi ha concesso questa grande opportunità, e da quel momento percorro la via Emilia praticamente tutti i giorni».
Come riesce a conciliare gli impegni scolastici con gli allenamenti?
«Sto ancora frequentando la scuola, un istituto tecnico-informatico vicino a casa. Non appena finisco le lezioni prendo la macchina e parto per Reggio per arrivare in tempo in palestra. Fortunatamente ho la patente e sono autonomo, ma negli anni passati i miei genitori hanno fatto grandi sacrifici per portarmi agli allenamenti».
Sarà affettuosamente preso in giro considerata la provenienza.
«I primi tempi in spogliatoio mi chiamavano “bagolone”, successivamente questo rito si è un po’ perso anche perché sono ormai da diversi anni nel club, ho gli amici in città e mi sento un reggiano acquisito».
La scorsa stagione ha giocato in C Gold con la Dilplast Montecchio oltre che nell’Under 18 biancorossa. Com’è stato nella scorsa stagione affrontare il doppio impegno?
«Molto faticoso a livello fisico. Mi allenavo infatti con la prima squadra di Pallacanestro Reggiana e poi giocavo nell’Under 18, dove Andrea Menozzi mi è stato di grande aiuto per formarmi come giocatore. L’esperienza a Montecchio è stata positiva: l’età media era bassa e, anche se non ho avuto grande minutaggio, mi è servito per crescere».
La sua è stata una grande estate: la chiamata in ritiro con la Unahotels, i primi 3 punti in Supercoppa, il contratto da professionista.
«La società mi dà grande fiducia, a partire dall’allenatore che è bravissimo e concede spazio ai giovani. La tripla in Supercoppa l’ho dedicata ai miei genitori perché se lo meritano: sto lavorando molto per farmi trovare pronto».
Cosa ha pensato quando ha ricevuto palla da Bostic domenica scorsa?
«Ero un po’ teso perché avevo paura di sbagliare. I palazzetti vuoti aiutano comunque a restare abbastanza tranquilli e sono riuscito a segnare, che è poi quello che so fare».
Cerca di rubare qualche trucco dai compagni più esperti?
«Per me è un onore giocare e allenarmi con questi grandi giocatori: mi aiutano soprattutto a livello di letture di gioco. Quando a Varese ho commesso fallo Bostic mi ha preso con sé e suggerito di non rimuginarci guardando avanti».
Dove può arrivare la Unahotels?
«Spero ai playoff. Stiamo andando oltre le aspettative anche perché siamo un gruppo molto unito, dove anche dalla panchina riusciamo a trasmettere energia. Il primo step da compiere è comunque provare a raggiungere le finali di Coppa Italia».
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