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i ricordi dell’ex roma e pisa 

Baldieri: tanti scherzi, poco sonno Serve soltanto se sei forte di testa

Andrea Chiavacci

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Andrea Chiavacci

I ritiri dopo le sconfitte funzionano eccome. Parola di Paolo Baldieri, attaccante estroso nella serie A anni Ottanta e Novanta. Baldieri ha conosciuto i ritiri punitivi soprattutto nei due anni passati a Pisa. con il presidentissimo Romeo Anconetani, che appena le cose non andavano per il verso giusto portava tutta la squadra a Pescia per isolarla da qualsiasi fattore esterno.

«Alla fine non li consideravamo così punitivi, quei ritiri. Servivano per cementare il gruppo e alla fine era sempre un gran divertimento. Quando andavamo in giro eravamo tranquilli e ben voluti dalla gente». Baldieri ricorda che spesso il ritiro serviva per ritrovare la serenità: «Si facevano scherzi, si dormiva poco, ma alla fine in campo eravamo sempre al massimo della forma. E vincevamo. A Romeo però non potevamo dire che tutto sommato ci divertivamo».

Secondo Baldieri Anconetani in queste cose era unico: «Ti puniva con il ritiro, ma poi ti dava il premio partita anche quando non vincevi ma giocavi bene». Per Baldieri c’è un punto fondamentale. «Un ritiro funziona quando sei in un gruppo forte a livello mentale, altrimenti non serve a nulla. Anche quando ho militato in altre squadre il ritiro diventava una molla per tornare alla vittoria.

Escluso la stagione 1994-95 quando retrocedemmo in C con il Lecce, ma quella era un’annata particolare». Ci sono anche altri motivi per cui in quegli anni molti presidenti decidevano di mandare la squadra in ritiro: « I più giovani durante la settimana andavano spesso in discoteca e si cercava così di limitare chi poteva eccedere con il divertimento. Anche l’aspetto dell’astinenza sessuale non era da sottovalutare. Non solo questo, si pensava che lontano da mogli e fidanzate i calciatori rendevano meglio perché erano più liberi dai pensieri della vita quotidiana. E in parte era vero». Baldieri vede delle differenze tra le scelte di andare in ritiro nel calcio moderno: «Negli anni Ottanta il calciatore era legato completamente al volere di una società, oggi ha maggior potere decisionale. Soprattutto ad alti livelli». —

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