Gazzetta di Reggio

Sport

il caso 

La supersfida di A1 interrotta dalla Rai E gli spettatori vanno sulle pay tv

Alessandro Bientinesi
La supersfida di A1 interrotta dalla Rai E gli spettatori vanno sulle pay tv

Bologna-Milano spostata su RaiSport a 3’ dalla fine,  la rabbia dell’Usigrai: «Così perdiamo la credibilità» 

4 MINUTI DI LETTURA







Sul parquet c'è Marco Belinelli, ex stella dell'Nba e unico italiano a vincere, con i San Antonio Spurs, l'anello più prestigioso al mondo nel basket. I campioni in campo, nella sfida di vertice tra Virtus Bologna e Olimpia Milano, non si contano. Aggiungiamo che il PalaDozza è chiuso al pubblico. E per gli appassionati la Rai offre un'opportunità unica, nel bel mezzo del periodo natalizio pandemico: una diretta su Rai Due che, infatti, metterà insieme, in un orario non proprio ideale per lo share, un pubblico di quasi oltre 600mila spettatori (645.000 spettatori per uno share del 3.14% così divisi: 466.000 su Rai Due, 2.27% e 179.000, 0.87%, su Rai Sport HD). Mancano meno di 3 minuti alla fine di un match tiratissimo e spettacolare. A quel punto, però, la Rai decide di spegnere il basket. Nel momento decisivo, quello che a ridosso delle 19 di domenica, avrebbe fatto il picco di ascolti, Rai Due viene restituita alla politica delle cronache parlamentari. La sfida tra Bologna e Milano resta in diretta ma muore, anche in termini di ascolti, su RaiSport. Una vecchia abitudine che si ripete. Un pasticcio che ha fatto arrabbiare praticamente tutti. Sportivi ma anche gli stessi giornalisti della Rai. «È inutile che la Rai snoccioli dati sugli investimenti in diritti sportivi, se poi interrompe il big match della Lega Basket A a 2 minuti dalla fine – è il tweet di Vittorio Trapani, segretario nazionale UsigRai -. Si poteva fare diversamente? Non lo so. Ma so che l'immagine della Rai presso gli appassionati viene massacrata». Esattamente così. Per raccogliere un po' gli umori degli appassionati della palla a spicchi basta farsi un giro sui social network. Sulla pagina “La Giornata Tipo”, seguita su Facebook da 400mila persone e curata da Raffaele Ferraro, il giudizio è ancora più pesante. «Per vedere la vittoria di Milano, il telespettatore della tv generalista, che probabilmente di norma non vede il basket in tv e che era sintonizzato perché è su Rai Due, e che magari, proprio per questo, potrebbe diventare un nuovo appassionato, deve fare zapping. - si legge in un post della pagina -. E se è lampante che spingere il tasto 5 e 7 del telecomando per cambiare canale è un'operazione semplice, è altrettanto lampante che il non appassionato che (forse) avevi conquistato con la diretta su Rai Due (vero obiettivo di chi fa queste operazioni), probabilmente non cambia canale. Un altro calcio nel culo alla pallacanestro italiana». Un servizio pubblico (e gratuito) al contrario, che sembra mettere lo sport agli ultimi posti nella scala delle priorità del suo lavoro. A dare ragione alla rabbia del sindacato Rai e degli appassionati sono anche i dati dello share. Su Rai Due, alle 19.02 momento del passaggio alla trasmissione parlamentare, un obbligo al quale il servizio pubblico deve attenersi, lo share è del 2,3%. In pochi minuti la percentuale crolla all'1%. Di quei 500mila spettatori, poi, solo una piccola parte sembra girare canale. Lo share di RaiSport, fino all'interruzione su Rai Due della partita, è dello 0,9%, pari comunque a 200mila spettatori. Ascolti che si alzano di appena uno 0,1% quando la gara passa da Rai Due a RaiSport. La migrazione sperata, come prevedibile, non c'è. Dove sta il problema? Sono diversi e non tutti di piena responsabilità della Rai. In primis è l'idea che lo sport, in Italia, non sia considerato, e lo si vede nelle scuole, come elemento essenziale di crescita e sviluppo della società. Le discussioni parlamentari, nel caso specifico, vengono sicuramente prima dello sport. Questo nonostante la Rai abbia investito in un solo anno 250 milioni di euro in diritti sportivi televisivi. Tra i principali servizi pubblici viene dopo solo la BBC che ne ha investiti quasi 300. In relazione, però, agli introiti dal canone, la Rai è al primo posto per investimenti in diritti televisivi a livello europeo. Niente a che vedere, ovviamente, con i grandi gruppi come Sky, Dazn e altri ancora. Quelli che detengono i diritti televisivi “premium”, quelli più appetibili e con maggior fetta di pubblico potenziale. Colossi contro i quali il servizio pubblico non riesce più a competere da tempo. Anche quando ha i diritti, è il caso della nazionale di calcio, delle olimpiadi e di molti altri sport con un ampio seguito di pubblico, la Rai sembra gettare al vento la sua credibilità. Sarebbe bastato chiedere alla Lega di anticipare la gara di 30 minuti. Uno spezzatino che i soldi di Sky, per esempio, impongono nel calcio. Ma che la tv di Stato sembra non avere più la forza, economica e “politica”, di mettere in atto. A discapito dei fruitori finali, i cittadini. Che per seguire i loro sport preferiti sono, giocoforza, spinti verso le pay tv. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google