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Sutton e Koponen così la Unahotels vuol tornare in corsa per le Final Eight

Adriano Arati
Sutton e Koponen così la Unahotels vuol tornare in corsa per le Final Eight

Contro Venezia la quarta sconfitta di fila dei biancorossi deboli sotto canestro e poco incisivi nel tiro da fuori

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Adriano Arati

REGGIO EMILIA. Energia, presenza fisica, fiducia e qualità tecnica. Appare lungo l’elenco delle esigenze dell’Unahotels reduce dalla quarta sconfitta consecutiva, una striscia negativa che ha rimesso in bilico anche la qualificazione alle Final Eight.

ASSENTI E FANTASMI

Contro l’Umana, i biancorossi hanno oggettivamente fatto quello che era loro possibile, a parte qualche calo mentale inevitabile. E questo è per certi versi l’aspetto più preoccupante: la Unahotels è una squadra che rema nella stessa direzione ma in questo momento fatica a competere alla pari contro avversarie di buon livello. L’assenza di Johnson ha tolto ulteriore energia e fisicità a un reparto lunghi che già non brillava al riguardo, e negli esterni la coperta è ristretta a quattro giocatori, visto che Blums è sempre stato un fantasma, pure prima dell’addio. Il nucleo è solido, e la qualità sia tecnica che atletica non manca di certo, ma per coltivare le legittime ambizioni cresciute nei mesi manca ancora qualcosa. Sutton, che per le sue caratteristiche necessiterà di tempo per trovare condizione, darà muscoli e forza e presenza. Koponen, o comunque un esterno con punti nelle mani e tiro da fuori, servirebbe per togliere pressione sulle poche punte costanti.La gara di Venezia è uno specchio perfetto.

TAYLOR NON BASTA

A partire dall’altissimo rendimento di Taylor, che contro una delle migliori difese del campionato ha comunque prodotto punti e gioco per tutti. Il rendimento del play Usa è brillantissimo, ormai però i rivali lo conoscono e impostano le gare per limitarlo e affaticarlo, e già si parla del giocatore più impiegato del torneo, con 33.6’ di media.

La Unahotels fatica ad essere pericolosa in mezzo all’area se non con giocate di movimento, non sempre facili da eseguire contro difesa fisiche, e le sofferenze vicino al ferro riducono rimbalzi e palloni con cui accelerare e sfruttare i garretti di Kyzlink e Candi. Con la Reyer i biancorossi hanno tirato molto bene in area, faticando invece dall’arco, 21 su 40 da due e 6 su 20 da tre. Rispetto alla Reyer hanno però preso 11 conclusioni in meno, pur compensando in parte con i 18 viaggi in lunetta contro i 10 altrui.

Ma la differenza a rimbalzo si è vista tutta (40 a 29 per l’Umana) ed alla fine ha fatto la differenza, assieme all’enorme profondità veneziana. La produzione offensiva è al momento uno dei temi centrali, i 76.4 punti di media rendono Reggio il terz’ultimo attacco della serie A, e la difesa non può sempre compensare, quando – ed è il caso di Venezia o di Sassari – gli avversari hanno stazza e pure mani buone.

FINAL EIGHT PIÙ LONTANE

Coach Martino, consapevole che non vi fosse margine di errore, ha asciugato le rotazioni all’osso, impiegando solo i sette giocatori “titolari”. Un ultimo sforzo per provare a chiudere la questione Final Eight, che però rimanda alla necessità di rinforzi per quella che prima dei contagi era la formazione più brillante della serie A. Taylor ed Elegar sono in una condizione impressionante, Candi riesce sempre a mettere energia anche quando soffre in attacco, ma i fisiologici alti e bassi di Baldi Rossi e Kyzlink diventano difficili da reggere. Un discorso a parte merita Josh Bostic. L’esterno Usa porta con sé una notevole miscela di tecnica e forza, in post basso è palesemente il giocatore reggiano più pericoloso, ma nell’ultimo mese le sue letture sono difficili da comprendere. Ogni ricezione si trasforma in un tiro o in un’azione individuale, e gli esiti non sono sempre dei migliori. Una lodevole voglia di prendersi responsabilità, in assenza di altri riferimenti, che però non è sempre utile alla causa. —

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