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La favola di Greta chiamata a difendere la porta del Roller in serie A1 maschile

massimo bassi
La favola di Greta chiamata a difendere la porta del Roller in serie A1 maschile

IL PERSONAGGIO / L’emergenza Covid che ha decimato le due squadre maschili ha portato al debutto della diciannovenne 

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il personaggio

massimo bassi

Non era ancora entrata in campo che aveva già fatto ingresso nella storia. Greta Ganassi, 19 anni, vianese, è la prima donna (nella storia dell'hockey pista reggiano) ad essere convocata con la formazione della Serie A1 maschile.

Ieri sera, sulla pista del Monza, Greta è stata messa a referto dal Roller Scandiano come secondo portiere. A dirla tutta, la scelta del tecnico Massimo Barbieri è stata indotta da una situazione tutta particolare, quella dell'epidemia da covid: diversi giocatori della A1 e della B scandianese (che è anche un serbatoio di riserva per la squadra di A1) si trovano in quarantena. Ma resta, in tutta la sua portata, la significatività storica dell'evento.

E a proposito di storia, come non ricordare che la ragazza è figlia d'arte? Il papà, Gianluca Ganassi, è il vicepresidente della società ed è stato, negli anni '80, portiere del Gruppo sportivo

Tricolore Scandiano in Serie B e successivamente del Correggio in A2. Una famiglia sui generis ovvero sui pattini, considerando che il fratello maggiore Gabriele (21 anni, gioca nella formazione della Serie B) è stato anche lui convocato per la stessa gara di ieri sera nella quale avrebbe dovuto esordire insieme a loro – non fosse stato indisposto – anche il fratello minore Gioele, 15 anni, militante in Serie B, nella Under 17 e nella Under 15 del Roller Scandiano.

Greta è il portiere del Roller Scandiano di Serie A Femminile, e a proposito di questa giovane realtà sportiva abbiamo chiesto a Gianluca Ganassi quale importanza rivesta, per la società, il fatto di avere una squadra femminile (in tutta Italia le formazioni sono sei): «La scelta – risponde il vicepresidente - faceva parte del nostro programma di ampliamento dell'attività: volevamo un hockey a trecentosessanta gradi e vogliamo investire particolarmente sui giovani».

La stagione della A Femminile è appena iniziata; ma oggi, a far parlare di sè, è Greta con il suo esordio nella A1 maschile.

Con quale stato d'animo hai vissuto questa vigilia? «Per me – spiega la ragazza - si tratta di un'esperienza molto importante. Questa è la squadra che seguo da sempre e mai avrei pensato di poterne far parte».

A Monza ti hanno riservato uno spogliatoio a parte... o ti hanno detto di arrivare già cambiata?

«In realtà non mi hanno detto niente. In genere c'è sempre lo spogliatoio riservato alle donne».

Come hai iniziato la pratica di questo sport?

«Seguivo i miei fratelli. Ho iniziato come esterna, ma mi ispirava di più il ruolo di portiere. Quando, nella nuova squadra, il posto è rimasto scoperto, mi sono proposta e ci sono andata».

Cos'è che ti ha portato ad avvicinarti all'hockey?

«Intanto, è uno sport di squadra, di relazione; ma quello che mi piace di più è il fatto che sia un gioco veloce e pieno di intensità».

Attività extrahockeystiche? Ad esempio gli studi... «Sono iscritta al primo anno di Lingue e Culture Europee all'Università di Modena e Reggio, dopo essermi diplomata all'istituto tecnico commerciale Gobetti di Scandiano con indirizzo in relazioni internazionali per il marketing. Inizialmente non è stato facile combinare università e hockey: faccio tre allenamenti alla settimana più la partita. Poi mi sono organizzata sempre meglio e adesso direi che le cose vanno bene».

Pensi che in Italia l'hockey femminile meriti più diffusione e sostegno?

«Sì, sicuramente. Meriterebbe di più, e qualcosa si sta facendo. E' uno sport poco praticato dalle donne, ma è possibile aumentare gli sforzi per allargarne sempre più la diffusione. Vorrei anzi approfittarne per dire: se qualcuno ne ha la possibilità, vale la pena avvicinarsi a questo bellissimo sport». —

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