Tattica e testa nel rilancio della Reggiana
Due centrali rocciosi e una mediana più robusta del solito i fattori che hanno favorito la vittoria casalinga sul Vicenza
Roberto Tegoni
REGGIO EMILIA. Otto partite senza vittoria. Il digiuno offensivo, arrivato a oltre 600 minuti, iniziava a diventare insostenibile. La Reggiana ha tirato la corda al massimo, dando il peggio di sé nel mese di dicembre e nella piccola parentesi di inizio gennaio, sfornando anche prestazioni indecorose, mostrandosi talvolta inerme, segnando col contagocce e, non ultimo, incassando tanti gol da diventare la peggiore difesa del campionato. Mettiamoci anche una precaria condizione fisica, che ha riempito l’infermeria con i giocatori più significativi.
LA CLASSIFICA
Nonostante questo quadro apocalittico, alla vigilia dell’ultimo turno del girone di andata la Reggiana continuava ad avere due squadre alle spalle e un trenino di altre pericolanti davanti a sé non più distanti di due, tre punti. Dunque, il risveglio del giorno dopo il successo conquistato col Vicenza, per il tifoso della Regia è ancor più appagante. Perché nonostante quel disastro appena descritto, fatto di sconfitte in serie, di gol subiti, di passività agonistica e di prestazioni talvolta inaccettabili, la classifica vede la truppa di Alvini scavalcare in un colpo solo Entella, Pescara e Cosenza, affiancando in zona playout Cremonese e Reggina, a una vittoria di distanza da Brescia e Vicenza.
ATTITUDINE
La domanda sorge spontanea: è merito del nuovo modulo con la difesa a quattro, se la Reggiana è tornata a gioire dopo tanto penare? La risposta è ancor più semplice: no di certo. O almeno, non solo. Perché ancorché con un assetto differente che di certo ha spiazzato il Vicenza e ha permesso di coprire diversamente il campo, per dirla col capitano Paolo Rozzio, la differenza la fa sempre l’atteggiamento. Pur privi del faro di centrocampo Rossi, i granata hanno mostrato fin dai primi minuti una carica diversa. Sotto le ceneri di un filotto di K.O. consecutivi, ardeva un fuoco di idee e di voglia di riscatto che si è visto in special modo sui palloni vaganti del centrocampo, le famose seconde palle, sulle quali Del Pinto e compagnia riuscivano ad arrivare quasi sempre per primi, anche rimanendo corti e quadrati senza sfilacciarsi.
modulo nuovo
Detto dei meriti della squadra, qui iniziano anche quelli dell’allenatore, che ha lavorato sulla difesa a quattro dal momento in cui ha avuto a disposizione, per davvero, il tempo per farlo (settimane di allenamento senza partite) e i difensori che gli permettevano di lavorare in questo modo. Ajeti e Rozzio hanno disputato una partita praticamente perfetta. E senza un giocatore di costruzione come Fausto Rossi, Alvini ha irrobustito la mediana buttando nella mischia tutti e tre i centrocampisti di rottura, dando il chiaro segnale del “qui non si passa”. Col Vicenza era una partita che poteva molto facilmente finire a reti bianche e per un malato convalescente come la Reggiana non poteva che andare bene anche muovere la classifica con un solo punto.
E ORA?
Contro il Pisa, mancherà Varone squalificato, ma tornerà a disposizione Martinelli. In queste condizioni, non ci sarebbe da stupirsi se Alvini tornasse alla difesa a tre. Di sicuro, la Reggiana di sabato ha dimostrato di essere una squadra viva, tornata a sorridere grazie alla vittoria col Vicenza e grazie a due innesti esperti come Del Pinto e Ardemagni che danno l’impressione di essersi calati alla perfezione nella realtà granata, come atteggiamento e come apporto concreto sul campo. Alle spalle di un gruppo che non ha ancora alzato bandiera bianca, poi, c’è un allenatore in continua evoluzione, che darà l’anima per tenere la Regia in B. —
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