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Gyamfi, il terzino che Inzaghi ha trasformato in un jolly

Jacopo Della Porta
Gyamfi, il terzino che Inzaghi ha trasformato in un jolly

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Jacopo Della Porta

REGGIO EMILIA. Dopo una partenza un po’ timida, condizionata anche dalle prestazioni non esaltanti del collettivo, Bright Gyamfi è cresciuto partita dopo partita. Come ogni calciatore che si rispetti, ripete il mantra «gioco dove c’è bisogno», ma non ha difficoltà a ricordare che il suo ruolo naturale è quello di terzino destro. Di fatto però fino ad ora è stato messo a destra nella difesa a tre e da ultimo, con il Vicenza, ha fatto il terzino sinistro nel primo esperimento stagionale della difesa a quattro. Essere un jolly per lui non è una novità. «Tutto è partito da Benevento. Non avevo spazio come terzino e un certo punto tutti i centrali si erano fatti male. Dovevamo giocare contro il Crotone, allora Inzaghi mi ha fatto fare il centrale. Dovevo fermare Messias che è veloce e Simy che è grosso. Ho risposto: “Gioco dove c’è bisogno. Se mi dai la fiducia non ti deludo”. Ed è stata la mia miglior partita».

Il 25enne è diventato titolare fisso da sette partite e con il passare delle settimane ha stupito per la sua personalità. Davanti ai taccuini appare molto pacato, ma in campo Gyamfi esce palla al piede, non ha paura a tentare la giocata e si prende pure qualche rischio in dribbling. «Alvini ci chiede di essere aggressivi, avere personalità e coraggio sempre».

In maglia granata sta trovando la continuità che fino ad ora gli era mancata per potersi esprimere. «Non è facile quando arrivi in una squadra adattarsi subito a un altro modo di giocare. Poi, grazie ai consigli di tutti sono cresciuto. Al Benevento il primo anno, con Varone, ho giocato 24 partite e stavo in fiducia. Poi ho fatto fatica a trovare spazio in serie A. L’anno dopo in B ero chiuso da Maggio e Letizia. Però ogni volta che mi hanno dato spazio ho dato un segnale che io c’ero».

Come terzino ama Cafù, «ma un giorno Inzaghi quando mi ha fatto fare il centrale mi ha detto che gli ricordavo Baresi...». E detto da uno come Superpippo non è un complimento di poco conto.

Gyamfi non vorrebbe addentrarsi in questione tattiche, ma non ha pauroa di esprimere la sua opinione sul nuovo modulo. «La linea a quattro dà più compattezza dietro, anche per uscire in fase di costruzione ed attaccare, fare sovrapposizioni». Poi però aggiunge: «Anche nella difesa a tre facevamo questo tipo di gioco».

Il ghanese prima di approdare al Benevento, dove è rimasto quattro stagioni, ha giocato per due anni nella Primavera dell’Inter. «Ho vinto la Coppa Italia e il Torneo di Viareggio. Il mio ricordo più bello è il gol nella finale del Viareggio al Verona.Ho giocato con Yao, con il quale sono rimasto amico: era uno dei migliori difensori della Primavera. Sono molto contento di averlo ritrovato».

Il terzino vive in Italia da quando ha 16 anni. «Sono arrivato da solo. La mia famiglia è tutta in Ghana. All’inizio è stata dura, ora sono contento. La prima squadra dove ho fatto un provino è stato il Genoa, ma non potevo essere tesserato. Mi allevano con Liverani, anche con la prima squadra di Gasperini. Infine un giorno mi ha chiamato l’Inter per un provino».

Gyamfi conosce bene le insidie della serie B. «Se perdi due o tre partite ti ritrovi giù, invece se ne vinci altrettante sei già molto sopra. A parte tre o quattro squadre costruite per la promozione, tutte le altre faranno fatica. Serve trovare continuità ed è l’obiettivo della gara di Pisa». —

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