«A Genova mi sono formato ma alla Juve ho vinto tanto»
Il difensore che ha collezionato 386 presenze in Serie A fa le carte alla sfida tra la Samp e i bianconeri. «La squadra di Pirlo non può più sbagliare»
Alessandro Guerrieri
TORINO. Francesco “Morgan” Morini negli anni ’60 e ’70 è stato uno dei difensori centrali migliori del nostro calcio, come ben raccontano le sue 386 presenze in Serie A, curiosamente senza alcuna rete all’attivo, e le 11 in azzurro. Cresciuto con la Sampdoria, si è poi affermato nella Juventus, con cui ha conquistato cinque scudetti e una Coppa Uefa, nell’epica finale contro l’Athletic Bilbao. Dall’alto della sua esperienza prova a leggere la sfida di questo pomeriggio tra blucerchiati e bianconeri.
Lei ha vestito entrambe le casacche, cosa le hanno lasciato le due esperienze?
«In blucerchiato sono diventato uomo e mi sono affermato come calciatore, grazie anche agli insegnamenti dei miei allenatori, tra i quali mi piace ricordare il grande Fulvio Bernardini. Le cinque stagioni alla Samp, con cui vinsi un campionato di Serie B, mi proiettarono alla Juve. Due ambienti splendidi, anche se a Genova si giocava per la salvezza, a Torino per lo scudetto».
Ricordi di questo match? «Questa è stata una partita fondamentale per la mia carriera; con la Sampdoria perdevamo quasi sempre, ma io riuscivo sempre a non far segnare il compianto Pietro Anastasi, un particolare su cui scherzavamo con Pietro anche dopo aver appeso le scarpette al chiodo. Questo mi valse l’approdo in bianconero».
Che pensa del girone di andata delle due squadre?
«La Samp ha fatto un buon torneo, grazie anche a Ranieri, ex di turno. La Juventus invece paga qualche passo falso di troppo e i problemi a centrocampo. E sappiamo tutti quanto conti questo reparto nelle fortune di una squadre».
Obiettivi?
«Beh, penso che la Sampdoria farà un girone di ritorno senza problemi, stazionando nelle zone tranquille della graduatoria, più difficile che riesca ad agganciare la zona che vale l’approdo alle prossime coppe europee. La Juve invece può ancora aspirare allo scudetto, a patto di non incorrere in quelle amnesie che le sono costate punti pesanti e di risolvere, come dicevo prima, i problemi in mezzo al campo».
Di Pirlo che idea si è fatto?
«Premesso, come diceva l’avvocato Agnelli, che l’allenatore più capace è quello che fa meno danni, Pirlo mi sta convincendo; certo ha bisogno di tempo, ma più che passano le settimane, più si vede la sua mano».
Entriamo nella sfida, quale sarà il canovaccio tattico?
«Facile prevedere una supremazia territoriale della Juventus, obbligata a vincere per non allontanarsi ancor più dalle due milanesi, con la Sampdoria brava a coprirsi, Ranieri in questo è un maestro, per poi far male in ripartenza».
Chi vede come possibili match winner?
«Penso che a decidere le partite più che i singoli sia la squadra nella sua interezza, ma se proprio devo fare un nome spendo quello di Morata; lo spagnolo
è molto più coinvolto nella manovra ed è diventato letale sotto porta. Nella Sampdoria dico Quagliarella, non è u caso che poche settimane fa la Juve abbia provato a riportarlo a Torino».
Come finisce?
«Sono i due miei amori calcistici, dico Juventus in quanto i bianconeri hanno assoluto bisogno di punti, mentre la classifica della Sampdoria è così tranquilla che una sconfitta non sarebbe una tragedia». —
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