L’Inter si mette i Bastoni tra le ruote CR7 ringrazia e la Juventus torna Signora
Un’incomprensione tra il difensore e Handanovic spiana la strada ai bianconeri. Che hanno un piede in finale
Giorgio Billeri
Premessa: senza Lukaku e Hakimi farebbe fatica anche il Bayern, per citare la regina d’Europa. Figuriamoci l’Inter, che ha tanta panchina ma poche alternative di peso. I nerazzurri ci hanno messo cuore, garra, gamba, testa ma il gioco passa da quei due, e senza diventa dura. Seconda premessa: nel calcio moderno i dettagli, gli episodi contano molto, moltissimo. La sciocchezza di Bastoni e Handanovic, harakiri incomprensibile a questi livelli, ha spostato la bilancia dalla parte della Juve, che entra con un piede e tre quarti nella finale di Coppa Italia. Finite le premesse, ecco il messaggio, forte e chiaro, al campionato: per lo scudetto, se qualcuno ne avesse dubitato, ci sarà anche la Juve. Che ha raccolto il grazioso cadeau interista, certo, ma che ha confermato la propria crescita esponenziale soprattutto a centrocampo, il reparto che fin qui maggiormente aveva sofferto. Ora stanno tutti bene e si vede, l’atteggiamento è tornato ad essere quello dei nove scudetti di fila. Al netto di uno come Ronaldo che, comunque, segna sempre. Partita intensa, non bellissima ma viva. Il pensiero orizzontale, avvolgente, e quello verticale. Se volete una spiegazione del concetto, riguardatevi i primi dieci minuti. La Juve avvolge, palleggia, l’Inter non si fa stanare e alla prima occasione assesta il colpo di spada, verticale, essenziale, spacca subito l’equilibrio. Vidal lungo per Lautaro, appoggio per Barella che ha una velocità inspiegabile per l’arrancante Alex Sandro. Il cross del tamburino sardo è mirabile per dosaggio e precisione. Lautaro fa mangiare la polvere al ragazzo de Ligt, ancopra immaturo nel timing dell’intervento, la girata è un lampo, Buffon potrebbe qualcosa (molto?) di più, la sfera si accoccola lenta oltre la linea. Pirlo ci è ricascato, come in campionato la capacità dell’Inter di ribaltare l’azione lo ha colto di sorpresa. La Juve non cambia spartito, ricomincia la sua morbida aggressione, che stanca chi è costretto a difendere. E alla fine qualcosa produce: al 23’ Cuadrado anticipa Young che lo abbatte con il braccio. Roba da Var, dal vivo non sembra cristallino ma per la sala Var lo è. Tuono centrale di CR7 che continua la caccia a Pelè: 1-1. Tutto e il contrario di tutto, è la storia di questa partita antica come il nostro calcio. L’imprevisto si materializza al 34’: Bastoni e Handanovic non si capiscono, è mia, no è tua: il portiere esce, il giovane difensore si avventura in un dribbling improvvido, Ronaldo caopisce tutto, gli strappa la palla e da posizione decentrata imbuca sul palo lontano con un sinistro degno di un campo di golf. Il mondo che si ribalta in nove minuti, e Pelè vede ormai il portoghese negli specchietti. Due impressioni nette: senza Lukaku a tenere alta la squadra l’Inter non ha una manovra alternativa capace di far male; dall’altra parte la Juve, fosse lucida nell’affondo finale, potrebbe chiuderla con largo anticipo. Bernardeschi, imbeccato dall’immanente Cuadrado, scalda le mani ad Handanovic. Ma ogni errore rischi di pagarlo caro: la Juve stavolta sbaglia l’uscita con Bentancur, Sanchez a botta sicura ma sulla linea Demiral fa un mezzo miracolo. La rattoppata Inter ha cuore e voglia di riacciuffarla: al 68’ ci vuole una respinta da Highlander di Buffon, per strozzare l’urlo in gola a Darmian. Mosse sulla scacchiera: Eriksen, Perisic, poi Sensi, Conte cerca la giocata che risolve. Pirlo conserva, Arthur a gelare palla, Morata per un Ronaldo un po’ contrariato. Finisce così, con il segnalE forte della Juve e i rimpianti dell’Inter. —
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