La Figc valuta la ripresa dei campionati d’Eccellenza ma le società frenano
Nicolò Valli
REGGIO EMILIA. Se il calcio dilettantistico tornerà in campo per completare la stagione, ormai pare certo, l’unica categoria designata sarà L’Eccellenza, poiché strettamente legata alla serie D. Il massimo campionato a livello regionale potrebbe figurare come d’interesse nazionale, ed allora sarà davvero possibile tornare in campo nel rispetto dei protocolli. Venerdì è in programma una riunione con i comitati sul tema, anche se le società reggiane sembrano avere già deciso: «Il 90% delle società di Eccellenza è per non riprendere- afferma Alberto Zanichelli, presidente del Bibbiano San Polo - non esistono infatti le condizioni per ritornare in campo serenamente, basti pensare a cosa potrebbe succedere se uno o più atleti dovessero contrarre il Covid: la visita di idoneità dopo un intero mese di stop andrebbe ad incidere notevolmente sul rendimento della squadra; l’altra problematica è quella delle trasferte: come potremmo spostarci con il distanziamento in pullman e macchine? In ultimo, qualora bloccassero le retrocessioni, con quali stimoli andremmo a sostenere costi importanti sapendo che la classifica è relativa?». La posizione del numero uno del Bibbiano è molto chiara: darsi appuntamento a settembre per il nuovo campionato: «Gli unici che vogliono giocare sono quelle squadre che pensano di avere i mezzi per salire di categoria: piuttosto siamo disponibili - chiude Zanichelli- a fare qualche partita in più l’anno prossimo». Pensiero condiviso anche da Fabio Chiarabini, ds di un’Arcetana che non ha mai fatto mistero di non essere a favore di una ripartenza: «In momento come questo ci vorrebbe un po’ di responsabilità da parte di tutti- spiega- Il calcio è la nostra vita e da un anno a questa parte ci hanno tolto una parte importante, ma bisogna guardare in faccia la realtà: il pensiero deve essere rivolto ad organizzare al meglio la prossima stagione. Noi siamo dilettanti a pieno ritmo, con lavoratori, studenti e dirigenti volontari che hanno altre priorità: che senso avrebbe andare ad intasare il sistema sanitario, facendo venire i giocatori ad Arceto per sottoporsi ai tamponi?». Andrea Rossetti, collega del Campagnola, è pessimista ma lascia una porta aperta: «Torneremo a giocare solo se verrà approvato il protocollo vigente in D, dunque con un numero massimo di contagiati per rinviare la partita e con tamponi settimanali e non prima di ogni gara. Sicuramente andrebbe cambiata la norma sui positivi, poiché in caso di focolaio potrebbe essere un serio problema. Il format? Completare andata e ritorno sembra utopia, potrebbe passare l’idea di fare solo l’andata». Tra i dirigenti più motivati a ricominciare spicca il nome di Giancarlo Bruini, factotum del Rolo: «A patto che venga definito un protocollo compatibile con le nostre possibilità-spiega- poi sarà il singolo comitato a decidere che formula adottare. Noi ci eravamo già organizzati con i tamponi rapidi e potremmo replicare il tutto anche ora: il rischio di stare ancora fermi è quello di far scemare l’entusiasmo nei calciatori e nei dirigenti». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
