L’ex consigliere Alberto Manzotti «La strada scelta è quella giusta»
Massimo Sesena
REGGIO EMILIA. «La strada intrapresa è quella giusta. Semmai, certe scelte andavano fatte prima...». Chi parla è Alberto Manzotti, consulente aziendale e docente di Management dello Sport alla Luiss, per undici anni membro del consiglio di gestione della Fondazione per lo Sport. Anche lui, come altri in passato, perlopiù professionisti che avevano deciso di dedicare parte del loro tempo alla cosa pubblica, dopo undici anni alla Fondazione finì per gettare la spugna. Alla base della decisione, il vulnus che resiste ancora oggi. «Niente di personale - tiene a sottolineare Manzotti - perché tutte le discussioni che si sono susseguite negli anni derivano dalla diversità di vedute sulla natura della Fondazione che, per restare a Reggio e in casa del Comune, si differenzia, ad esempio dalla Fondazione dei Teatri».
In che cosa sta questa differenza?
«Nel fatto che la Fondazione pensata da Graziano Delrio nel 2007 è ancora oggi una fondazione di partecipazione. Una intuizione giusta perché andava nel senso di coinvolgere le realtà sportive. E soprattutto perché consentiva di non consolidare il bilancio della partecipata con quello del Comune».
Par di capire che ci sia un rovescio della medaglia...
«Sì. Nel fatto che lo statuto della Fondazione non chiariva la natura dell’ente. Negli anni, tutti gli scontri si sono avuti su questo terreno».
Da qui la decisione di metter mano allo Statuto. Una decisione di cui è parlato per anni...
«Per la verità non se n’è solo parlato. Io e il compianto Anzio Arati, nel 2011 lavorammo alle modifiche dello Statuto. Modifiche che andavano nel senso di ritenere a tutti gli effetti la Fondazione di partecipazione un ente di diritto privato».
Questo avrebbe cambiato anche le mansioni del direttore della fondazione.
«Era inevitabile. Perché oggi abbiamo una figura con i poteri del manager e tutte le tutele di un dipendente. E questo era uno dei motivi che ha complicato la gestione dell’ente in questi anni».
Ma che fine hanno fatto quelle modifiche?
«Non saprei. La bozza di statuto riveduto e corretto con le nostre osservazioni fu recapitato al Comune, ma da lì tornò indietro lo Statuto senza ritocchi. Esattamente com’è oggi...».
Torniamo all’attualità, alla iniziativa del Comune...
«Il progetto dell’assessore Curioni mi trova d’accordo, a patto che si abbia davvero idea di dove si vuole effettivamente andare».
Cosa significa?
«Significa che, oltre a chiarire la natura della Fondazione occorre anche chiarire quale debba essere la sua funzione. Perché se deve ridursi una occasione di ulteriore burocrazia, allora facciamo altro, si può anche chiudere».
Meno burocrazia significa risposte più veloci...
«Sì, perché di questo hanno bisogno, oggi più che mai le società sportive, soprattutto in ragione dell’insostituibile ruolo sociale che svolgono. Non puoi trattare realtà importantissime come quelle sportive come se fossero aziende, perché il rischio è di trovarti poi le chiavi degli impianti in mano, con questo esercito di volontari che si ribellano giustamente».
Mettiamo che la fondazione esca rafforzata. Lei come se la immagina?
«Trovo azzeccata l’idea di un piano urbanistico per lo sport che fotografi la situazione, perché se è vero che Reggio è ricchissima di impianti e altrettanto vero che questi impianti necessitano di manutenzione. Così credo sia fondamentale che il piano degli investimenti e delle opere sia gestito in maniera centralizzata. La mia idea è quella di un ufficio unico delle società sportive sul modello di quello che alla Camera di commercio è stato creato per le imprese». —
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