Primo Tricolore alla Reggiana «La città ha bisogno di voi»
Il sindaco Vecchi: «Conquisterete la salvezza e sarà un impulso per tutti» Salerno cita Gramsci: «Rimettersi all’opera quando tutto sembra perduto»
Jacopo Della Porta
REGGIO EMILIA. «Oggi la città ha bisogno di voi, delle vostre emozioni, passione, carica agonistica. Anche una squadra di calcio può aiutare una comunità ad uscire da un momento storico che è difficile per tutti. Sono certo che la vostra spinta condurrà la Reggiana a conseguire la salvezza e rappresenterà un impulso per tutta la città per uscire insieme da questa situazione». Con queste parole il sindaco Luca Vecchi ha spronato i granata in occasione della consegna del Primo Tricolore alla Reggiana, che si è svolta ieri mattina all’ex Sporting di Cavazzoli.
La breve cerimonia ai campi d’allenamento è stata l’occasione per rinsaldare il legame profondo della città con la sua squadra. Per l’amministrazione comunale è anche stato il modo per ribadire come le «incomprensioni e gli equivoci del passato», per usare le parole del sindaco, siano alle spalle. La nuova fase di collaborazione che si è aperta con la rifondazione, sta proseguendo con gli investimenti per i campi di via Agosti.
Il massimo riconoscimento era stato attribuito dal consiglio comunale in estate, ma non c’era ancora stata l’occasione per conferirlo, a causa delle limitazioni imposte dalla pandemia. La consegna è avvenuta in un momento sportivamente parlando difficile per la squadra, ma proprio questo ha fornito l’occasione al primo cittadino per fare un parallelismo tra le difficoltà del campo da gioco e quelle della vita di tutti i giorni.
«Lo sport ha il potere di cambiare il mondo - ha detto Vecchi citando Nelson Mandela -. Ha il potere di suscitare emozioni. Ha il potere di unire le persone come poche altre cose al mondo. Parla ai giovani in un linguaggio che capiscono».
Nel suo intervento il presidente Carmelo Salerno ha citato a sua volta un altro grande personaggio che, come Mandela, ha pagato con il carcere la coerenza con suoi ideali di libertà, Antonio Gramsci. «Mi sono convinto che anche quando tutto è o pare perduto, bisogna rimettersi tranquillamente all’opera, ricominciando dall’inizio». Una massima che ogni sportivo conosce bene. Non solo ogni campionato è una storia a sé. Ma anche ogni partita. L’aspetto positivo di questo è che non è mai troppo tardi per provare a voltare pagina. Il rovescio della medaglia è che non c’è nessun traguardo che resta saldo per sempre. Si ricomincia ogni volta.
Il capitolo granata iniziato con la Reggio Audace ha portato alla ripartenza dalla serie D, l’arrivo di Romano Amadei e Salerno, il ripescaggio e poi i playoff vinti contro il Bari. Dal pianto dei tifosi davanti ai cancelli chiusi di via Mogadiscio, si è arrivati al ritorno in serie B nella stagione del Centenario.
Dalla polvere al trionfo, una straordinaria alternanza di vicende che spiega perché lo sport continui ad essere una straordinaria fonte di ispirazione per tante persone.
I calciatori, l’allenatore Massimiliano Alvini e tutto lo staff hanno seguito con attenzione la cerimonia. Un momento utile per ricordare il valore della posta in gioco. —
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