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La lezione di rugby e boxe: ci si picchia, poi l’abbraccio Il calcio italiano è far west

G.B.
La lezione di rugby e boxe: ci si picchia, poi l’abbraccio Il calcio italiano è far west

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Succede anche altrove, anche nelle migliori famiglie. Come il rugby, la cavalleria fatta sport: qui le zuffe, i faccia a faccia, i regolamenti di conti sono all’ordine del giorno. Ma poi, a fine partita, una birra sana tutte le ferite. E il pugilato? Mohamed Alì, per scegliere il top di tutti i tempi, nelle settimane prima degli incontri orchestrava una campagna mediatica martellante contro l’avversario, lo ridicolizzava in ogni modo, al peso lo dovevano fisicamente dividere dal rivale. Ma poi, fuori dal ring, tornavano ad essere tutti “brothers”. Lo sport, per sua natura, porta allo scontro, al litigio, alle offese. Nel basket il maestro è stato Dennis Rodman, pittoresco centro dei Bulls di Jordan. Provocava, picchiava, spingeva, alla fine abbracciava tutti. Persino nel ciclismo qualche volata è finita a cazzotti. McEnroe e Nastase, e qualche volta Agassi, hanno preso l’avversario per i fondelli, anche in maniera tutt’altro che simpatica. Borg glissava, guardando da un’altra parte.

Ma il calcio no, è un’altra cosa. E quello italiano in particolare, e quello degli ultimi anni ancora di più. Sarà per l’assordante silenzio degli stadi, che amplifica ogni parola, ogni gesto. Sarà per l’esposizione mediatica, per l’obbligo di vincere sempre, per i milioni che ballano tra vittoria e sconfitta. Sarà cosa sarà, ma è un fatto che la maleducazione trionfa. E se il presidente della squadra più potente e l’allenatore di quella più amata si ascontrano a suon di dito medio e parolacce beh, non è un bel segnale per il calcio italiano. Mala tempora currunt: l’avvocato Agnelli e il Trap, per dire, avrebbero risolto tutto con una scrollata di spalle... —

G.B.

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