Un anno fa Reggiana-Arzignano, l'ultima partita con il pubblico allo stadio
Nel posticipo del 17 febbraio 2020 la squadra granata festeggiò con i suoi tifosi il successo sui veneti per 3-1
REGGIO EMILIA. Esattamente un anno fa. Il 17 di febbraio del 2020 è un lunedì, la Reggiana riceve in un posticipo serale dettato dal derby del giorno prima fra Sassuolo e Parma, l’Arzignano Val Chiampo dell’ex allenatore granata Alberto Colombo. È un testa coda.
SENZA STORIA
I ragazzi di Alvini sono reduci dalla scoppola di Carpi, hanno voglia di riscatto e di riprendere l’inseguimento al Vicenza, fermato sullo 0-0 dalla Virtus Verona, al primo posto, alla promozione diretta. I veneti dell’ex tecnico granata vogliono punti salvezza.
Nonostante si giochi di lunedì sera il tabellino regista 6.044 spettatori per un incasso di poco superiore ai 30 mila euro. Pare una partita dal pronostico scontato.
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E infatti la Reggiana si impone per 3-1, con doppietta di Zamparo - e la seconda dal dischetto sarà l’ultima (al momento) ufficiale per l’ arciere- e rete di Kargbo. Una partita che ha l’aria di non lasciare grande traccia di sé negli annali. Se non fosse che… Che quella è stata l’ultima partita della Reggiana nel suo stadio con i tifosi presenti. Un poco sottovalutata all’inizio, l’ Italia in quei giorni comincia a conoscere una parola nuova, che farà paura: Coronavirus. Una pandemia che ancora né noi né il mondo è riuscita a debellare. All’uscita dalla stadio nessuno, quella sera, osa immaginare quel che sarebbe successo da lì a poco.
TRA GUBBIO E SALò
La domenica successiva la Reggiana va regolarmente a giocare la sua partita in quel di Gubbio, ed è fermata sullo 0-0 dai pali, mentre al Carpi è vietata la trasferta di Salò: in Lombardia già ci sono stati focolai, meglio evitare rischi di contagio. Poi la storia è nota. Il campionato viene prima sospeso, si stilano in serie calendari aggiornati, la convinzione è di poter ripartire. Ma poi anche la serie A ad inizio marzo è obbligata allo stop. Tra le società di serie C si fa strada l’idea di fermare il tutto, bloccare le retrocessioni, promuovere chi era in testa ai 3 gironi ed affidare la quarta promozione al sorteggio prima, ad uno strano calcolo media punti che premia il Carpi a scapito di Reggiana e Bari.
Polemiche roventi, c’è chi insinua che ci si voglia fermare più che altro per ragioni economiche, evitare di pagare emolumenti e contributi, poi spunta un calcolo utilizzato in Inghilterra- media punti in casa e trasferta, che farebbe felice la Reggiana: infine la decisione federale di sconfessare i deliberati del presidente della Legapro Ghirelli: si giocano, fermo restando le promozioni di chi guidava i raggruppamenti al momento della sospensione, con formula rivista e corretta i play-off riservati a chi se la sente di rispettare determinati protocolli. E niente blocco delle retrocessioni. In finale, a giocarsi l’ultimo posto per la B, ci vanno i granata e il Bari, ovvero le due società che più di tutte avevano creduto nella necessità di finire sul campo il campionato.
FINO ALLA FINALE
La Reggiana, una bella sera di luglio, in un “Città del Tricolore” deserto piega in finale il Bari stra-favorito e dopo 21 anni riassapora il gusto della serie B. Gusto reso un poco amaro, perché si gioca a porte chiuse.
E sarà così anche dopo, nel nuovo campionato cadetto: il breve esperimento di consentire l’accesso a circa 1000 spettatori è vanificato dalla seconda ondata della pandemia.
Ed il calcio fa i conti con i salassi economici dei mancati guadagni dai botteghini.
Probabilmente di riapertura se ne parlerà il prossimo campionato. Ed è in tal modo che un Reggiana- Arzignano passerà alla storia come l’ultima interna prima della pandemia con il pubblico a far tifo e festa sugli spalti del Città del Tricolore. —
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