Il pasticciaccio brutto del presidente Lotito Tamponi “sospetti”, deferita la Lazio
ROMA. Dopo la sconfitta con l'Inter e con l'ottavo di Champions da giocare tra una settimana contro il Bayern, la partita più difficile per la Lazio si preannuncia quella con la Procura della Figc che ieri ha depositato il deferimento del club biancoceleste e per responsabilità diretta del presidente Claudio Lotito, oltre che dei due medici della società, Ivo Pulcini e Fabio Rodia: presunta violazione dei protocolli federali anti-Covid tra le partite di Champions con Bruges e Zenit e quelle di campionato contro Torino e Juventus tra ottobre e novembre 2020, questa l'accusa. Che vede tornare protagonisti quei tamponi “alterni” (positivi per la Uefa, negativi per le partite di campionato) che portarono anche ad un'inchiesta penale sul laboratorio di Avellino utilizzato dalla Lazio per analizzare i propri test. In particolare, il procuratore federale Giuseppe Chinè accusa Lotito di «non aver provveduto a far rispettare o comunque per non aver vigilato sul rispetto delle norme in materia di controlli sanitari e delle necessarie comunicazioni alle autorità sanitarie locali competenti». «C'è una questione di interpretazione della norma sulla comunicazione alla Asl, e su alcuni aspetti del protocollo», il commento del portavoce di Lotito, Roberto Rao. Sotto la lente d'ingrandimento della Procura, ben 8 positività riscontrate dai tamponi della Uefa il 27 ottobre 2020 alla vigilia del match contro il Bruges, altrettante il successivo 3 novembre in vista della trasferta a San Pietroburgo. In mezzo a quelle due partite, anche la positività di tre tesserati (Immobile, Leiva e Strakosha) riscontrata il 30 ottobre in vista dell'incontro di campionato Torino-Lazio.
Positivi per i tamponi della Uefa, negativi per quelli analizzati ad Avellino. La Lazio non solo non comunicò alla Asl, ma tra quei positivi c'era anche Ciro Immobile che giocò il secondo tempo della sfida contro i granata segnando il rigore del momentaneo 3-3 prima del gol vittoria di Caicedo al 98'.
Alla Lazio viene contestato anche l'aver «consentito o, comunque, non aver impedito» ai tre giocatori di svolgere l'intero allenamento del 3 novembre, nonostante la loro positività ai tamponi Uefa e la mancata messa in isolamento dei 'positivi' e messa in quarantena dell'intero gruppo squadra negativo. Starà alla Procura federale stabilire la gravità di tali sanzioni da richiedere di fronte al Tribunale federale nazionale: si va dall'ammenda o ammenda con diffida (e inibizioni per i dirigenti), alla forte penalizzazione in classifica commisurata ai fatti. —
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