Reggiana: Venturi ha respinto i dubbi «Sono rimasto perché qui ho vinto i playoff»
La panchina dopo i fasti dei playoff, gli infortuni, le richieste di mercato Parla il portiere: «Mesi difficili ma ho lavorato per farmi trovare pronto»
L’intervista
In una stagione e mezza alla Reggiana, Giacomo Venturi ha vissuto emozioni di segno opposto, talmente contrastanti che di solito sono diluite in un tempo più lungo. L’eroe dei playoff si è ritrovato in questa stagione ai margini ed era dato in partenza a gennaio. Dopo la prova con l’Ascoli in molti si sono rallegrati del fatto che non sia andato via.
Il portiere 29enne parla apertamente della sua esperienza in granata, senza rifugiarsi nelle dichiarazioni di rito. Racconta dei timori prima del rientro in campo (dopo due infortuni di cui è rimasto vittima in entrambi i raduni estivi), dei pensieri che lo hanno attanagliato quando ha recentemente ricevuto un’offerta da un’altra squadra, della convinzione nei suoi mezzi e della fiducia nel fatto che alla fine, se lavori sodo, i risultati arrivano.
Venturi, adesso va in campo senza il casco.
«L’avevo tolto già con il Pescara. L’ho chiesto ai medici perché mi sentivo diverso dai miei avversari. Dal momento che le microfratture si sono consolidate mi è stato concesso».
Cosa ha provato in questi mesi?
«Non sono stati mesi facilissimi anche se fa parte del gioco del calcio. Bisogna allenarsi forte nell’eventualità di essere chiamati in causa. Alla fine, i risultati vengono fuori. Non ho fatto le presenze che avrei voluto fare. Chi ha giocato al mio posto dopo l’infortunio allo zigomo si è fatto trovare pronto. Adesso sta toccando a me».
A gennaio è voluto restare anche con il contratto in scadenza. Perché?
«Ho avuto una settimana dove ci ho pensato abbastanza concretamente. Ma ho vinto i playoff qui e volevo finire la stagione, non ho mai cambiato squadra nei miei 10 anni di carriera. Alla fine ne ho parlato con mia moglie e il mio procuratore e ho deciso di restare, per vedere se arrivava l’opportunità di fare del mio meglio».
Da eroe dei playoff a panchinaro, come l’ha presa?
«Non è stato facile. Ma ho continuato ad allenarmi forte, grazie anche al preparatore Antonio Razzano e ai compagni di squadra».
Sua moglie quanto l’ha aiutata?
«È la mia spalla destra, ancora di più da questa estate da quando ci siamo sposati. Si è avvicinata al mondo del calcio da quando siamo fidanzati. È laureata in Scienze della formazione, dunque ne sa anche un po’ di psicologia. Qualche consiglio me lo ha dato: pazientare ed aspettare il momento».
Il debutto in serie B è stato Lecce, con un passivo di 7 gol. Come si è sentito?
«Sono uscito frastornato. Ma come l’anno prima a Carpi, sono episodi che vanno eliminati subito dalla mente, metabolizzati nel più breve tempo possibile».
Quando è stato chiamato in causa nuovamente pensava ancora a Lecce?
«Avevo la preoccupazione di dover fare bene. Il ruolo del secondo portiere è complicato. Giochi ogni tanto e devi farti trovare pronto».
Si sente un secondo portiere?
«Cerofolini si è meritato di giocare con continuità e ho accettato la decisione. Ora tocca a me e sto cercando di dare il contributo alla squadra».
Con l’Ascoli ci è riuscito.
«Ho ricevuto molti complimenti e messaggi. Ho risposto che ho fatto solo il mio dovere. Credo di averlo fatto discretamente».
Più difficile la parata su Sabiri nel primo tempo o quella sul tiro deviato da Rozzio nella ripresa?
«Il tiro di Sabiri che ho deviato sulla trasferta. Nella ripresa invece ho sofferto molto».
Il giorno prima era teso?
«Ho sentito di più la partita di Verona. Avevo una tensione che non ho mai avuto da quando gioco. Poi dopo il primo intervento su De Luca mi sono sciolto. Anche con l’Ascoli, ogni intervento che ho fatto mi ha dato più sicurezza».
Giocare senza pubblico fa sentire meno la pressione?
«Per noi portieri il pubblico è un aiuto. Spesso facciamo solo due o tre interventi in una gara e devi essere sempre pronto. Il pubblico aiuta a restare ancora più concentrati».
Quando rinnoverà?
«Cercherò di essere confermato ma adesso non vorrei parlarne». —
Jacopo Della Porta
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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