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Iemmi: «Qualcuno in società non mi vedeva con favore così adesso tolgo il disturbo»

MASSIMO BASSI
Iemmi: «Qualcuno in società non mi vedeva con favore così adesso tolgo il disturbo»

L’intervista / Parla l’allenatore che dopo vent’anni  ha deciso di lasciare la Scandianese 

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L’INTERVISTA

MASSIMO BASSI

Caro amico ti scrivo. E ti lascio. E così, quello di mecoledì 17 febbraio diventa "uno dei giorni più tristi della mia vita sportiva": inizia così la lettera con la quale l'allenatore della Scandianese-Casalgrandese, Emore Iemmi, comunica all'amico d'infanzia Gianni Tognoli (presidente della società, che milita nel campionato di Promozione) le sue dimissioni da tecnico della squadra.

Il fulmine, a cielo relativamente sereno, vede ufficialmente la luce sul sito internet del club.

È lo stesso presidente Tognoli a vergare di propria mano: "Emore Iemmi ci ha comunicato in settimana di non sentirsela più di restare alla guida tecnica della prima squadra. Ne prendo atto e rispetto questa sua decisione, anche se ovviamente non mi trova d’accordo perché Gimmi non è solo uno scandianese che allena la squadra del paese, e perdere persone come lui per una società di dilettanti è sempre un danno e una sconfitta, ma è anche un caro amico con il quale ho condiviso innumerevoli momenti di vita".

Alla lettera di Tognoli, sempre sul sito della Scandianese, Iemmi risponde ringraziando tra gli altri proprio il presidente per averlo sempre difeso «anche quando - spiega Iemmi - le cose non andavano bene, ma so che ultimamente stava combattendo una guerra personale sulla mia riconferma non appoggiata da altri componenti della società, quindi ho preferito risolvere la cosa in questo modo oltre cercare nuovi stimoli calcistici sempre che me ne sia data l’occasione».

Alla Gazzetta, mister Iemmi chiarisce almeno in parte cosa c’è dietro le sue dimissioni.

«Era da un paio d'anni – ci risponde Iemmi – che le cose andavano avanti così. Tognoli aveva bisogno di inserire nuovi collaboratori, in società, e se avesse continuato a impuntarsi per tenere me come allenatore avrebbe rischiato di rimanere troppo isolato. Così, per impedire che la situazione rimanesse bloccata, ho preso la mia decisione. C'è però stato qualcosa che mi ha dato innegabilmente fastidio...».

E cioè?

«Riguarda la motivazione della contrarietà che qualche dirigente aveva nei miei confronti».

Può spiegarsi meglio?

« Mi si imputava di non far giocare i giovani. Una scusa, in realtà. La scorsa stagione la Scandianese ha ricevuto il premio come seconda società per utilizzo dei giovani, e nella prima partita di quest'ultima stagione, contro il Fabbrico, gli under in campo erano sei anziché tre. Se mi avessero detto che, dopo sei anni, c'era bisogno di aria nuova, lo avrei preferito. Così, invece, mi ha dato fastidio».

Sappiamo che il suo rapporto con i giocatori è sempre stato molto buono: era così anche in questa stagione?

«Direi proprio di sì. Appena saputa la notizia, mi hanno scritto tutti. E ciò che mi ha fatto più piacere – rivela con voce rotta dall'emozione - è che i messaggi di stima mi sono arrivati anche da quelli che avevano giocato meno o addirittura non ancora giocato».

Nel suo futuro c'è comunque una panchina?

«La passione per questo sport, è ancora grande, c'è e ci sarà sempre; per cui spero di avere nuove opportunità. Qui a Scandiano mi avevano offerto un ruolo da direttore sportivo, ma non è nelle mie corde. Io sono e mi sento un allenatore». —

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