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«Zero pressioni, competenza e onestà: così si rimane in B»

MARCO BERTOLINI
«Zero pressioni, competenza e onestà: così si rimane in B»

L’intervista / Ezio Glerean è l’allenatore che firmò la cavalcata dei veneti fino alla B conquistata la prima volta ai danni dei brescellesi 

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L’INTERVISTA

MARCO BERTOLINI

Sabato pomeriggio i ragazzi di mister Alvini si troveranno di fronte un avversario tutt’altro che morbido nella rincorsa alla salvezza: il Cittadella di mister Venturato. I granata veneti sono considerati da anni come il modello da seguire per costruire un progetto sportivo duraturo e redditizio. E in particolare costituiscono un modello per la Reggiana, tornata dopo ventun anni ad assaporare la serie B e determinata a rimanerci anche senza gli investimenti monstre che caratterizzano altre società del campionato cadetto.

Reduci da 14 stagioni di Serie B negli ultimi vent’anni, la prima promozione fu proprio ai danni del Brescello di Patron Amadei, rappresentano il comune più piccolo di tutta la serie cadetta e nonostante il monte ingaggi più basso di tutto il campionato lottano ogni anno per fare il grande salto in Serie A. Ma se ormai è diventata una consuetudine parlare di modello Cittadella, qual è il vero segreto della società veneta? Per Ezio Glerean, l’allenatore che ha dato il via alla favola centrando la doppia promozione dalla C2 alla Serie B tra il ‘96 ed il 2000, non ci sono dubbi: «Il vero segreto del Cittadella sono gli uomini che lo compongono. La famiglia Gabrielli ha sempre scelto persone, sia fuori sia dentro il campo, che fossero competenti ed oneste, in grado di portare avanti con successo la filosofia societaria nel tempo».

Cosa intende quando parla di filosofia?

«Il Cittadella è da sempre gestito come una famiglia dove tutti sono coinvolti al 100% affinché anche nei momenti difficili non ci sia mai il pericolo di perdere la bussola».

Anche lei ha fatto parte di questa famiglia, visto che proprio al suo nome è legata la prima, storica promozione in B...

«Angelo Gabrielli - ricorda Glerean - mi venne a cercare dal San Donà e stilammo insieme un piano per arrivare in 3 anni in serie B. Riuscimmo a centrare l’obiettivo, ma anche nei momenti di difficoltà non ci fu mai il minimo dubbio sulla validità del progetto. Oggi i figli perseguono la stessa filosofia ed hanno fatto crescere nel tempo figure professionali importanti come Stefano Marchetti che partendo dal Settore Giovanile è diventato uno dei migliori ds d’Italia».

Guardando il monte ingaggi e scorrendo i nomi dei giocatori che compongono la rosa si può pensare che alle spalle ci sia un minuzioso lavoro di scouting?

«Negli anni le strategie sono cambiate, in passato si preferivano giocatori da rilanciare, se mai reduci da stagioni sfortunate o da infortuni puntando sulla voglia di riscatto, oggi invece si fa un lavoro di ricerca certosino a livello nazionale, per trovare i ragazzi che meglio si adattano al progetto tecnico. Ciò che è rimasto immutato è la volontà di guardare alle qualità umane oltre che a quelle tecniche».

Crede che un ambiente scarico di pressioni abbia influito positivamente sui risultati ottenuti?

«Se alle spalle si hanno dirigenti uniti da un unico fine e che lasciano il tempo alle persone di lavorare si può creare qualcosa di buono ovunque. Il maggior pregio nel Cittadella è stato quello di perseguire negli anni gli obiettivi con tenacia e seguendo sempre la stessa filosofia a prescindere dai risultati sportivi, dando a tutti l’opportunità di lavorare con serenità».

Venendo al presente, che squadra affronterà la Reggiana sabato pomeriggio?

«Il Cittadella è una squadra consapevole, matura e che vuole raggiungere la serie A. Non c’è una stella ma un’organizzazione di gioco dove chiunque entra sa quello che deve fare e lo fa bene. Nell’ambiente si pensa che questo possa essere l’anno buono».

Dalle sue parole sembra che per la Reggiana non ci saranno molte possibilità di fare risultato...

«In realtà non è così. Credo che ogni partita in Serie B faccia storia a sè e il risultato non sia mai scontato, Lo stesso Cittadella non è andato oltre il pareggio con il Cosenza, per poi vincere a Pordenone in una partita sulla carta molto più ostica. Questo significa che in serie B non si può mai dare nulla per scontato». —

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