A ottobre il focolaio di Covid aveva colpito tutta la rosa
REGGIO EMILIA. A ottobre la Reggiana è stata travolta dal Covid. In concomitanza con la trasferta in pullman ad Ascoli (gara disputata il 20 ottobre), il contagio si è diffuso tra i giocatori e ha costretto la società a giocarsi il jolly con il Cittadella nella partita successiva.
Il 31 ottobre è arrivata la sconfitta a tavolino con la Salernitana dopo che i granata erano arrivati ad avere 18 giocatori positivi (il numero di tesserati contagiati ha toccato poi quota 30).
In questi mesi ci si è chiesti, non solo a Reggio, quanto influisca il virus sugli infortuni degli atleti. È un tema dibattuto e anche il Centro terapia riabilitativa (Ctr) di Reggio si è posto la domanda. La struttura di via Fratelli Cervi è partner medico della Reggiana e si occupa della riabilitazione dei calciatori che hanno avuto gli infortuni più seri. Recentemente Maurizio Melli, coordinatore delle squadre professionistiche, ha spiegato che è in corso una ricerca per fare luce su una possibile correlazione. «Stiamo raccogliendo i nostri dati - ha detto Melli - in particolari quelli relativi al consumo di ossigeno e all’impegno muscolare. L’anno scorso, prima dei playoff, tutti i calciatori erano stati visitati. Stiamo confrontando i dati di allora con quelli più recenti. Non abbiamo le conclusioni ma qualche deficit sull’attività polmonare si riscontra».
Il dottor Roberto Citarella, direttore sanitario del Ctr, aveva aggiunto. «Il virus influenza il microcircolo. Se un muscolo è poco vascolarizzato è più semplice che si strappi». —
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