Gazzetta di Reggio

Sport

C’è nebbia in Porto, occhio Juve Ronaldo, Morata e... pazienza

C’è nebbia in Porto, occhio Juve Ronaldo, Morata e... pazienza

Pirlo: siamo la Juve, dobbiamo qualificarci, ma loro difendono bene. Bonucci: c’è tempo, va bene anche segnare al 90’

2 MINUTI DI LETTURA





TORINO. Come negli ultimi due anniM la Juventus è chiamata alla rimonta per approdare ai quarti di Champions League. Deve recuperare l-1-2 del Dragao, per evitare che al Porto riesca la stessa impresa compiuta dal Lione nell'agosto scorso, quando la coppa era ripartita dopo il lunghissimo stop per la pandemia. «Sappiamo benissimo l'importanza della gara, non ci tiriamo indietro: siamo ben consapevoli di essere la Juventus, è normale dover pensare di superare il turno»: così Andrea Pirlo alla vigilia del ritorno contro il Porto. Una partita molto delicata, ma dalla quale non dipende il destino dell'allenatore: "Sarà uno scontro diretto e deciderà la qualificazione, poi per il futuro io sono qua e deciderà la società in base ai risultati». I bianconeri, però, non possono permettersi altre delusioni: il risultato dell'andata pesa, così come il fatto di essere usciti agli ottavi di finale già l'anno scorso. E in campionato restano lontani dalla vetta. «E' una finale per noi così come lo è per il Porto, sappiamo di avere le carte in regola per passare ma non sottovalutiamo i nostri avversari e servirà una partita molto tecnica: avremo poco spazio e poco tempo per pensare, ci sarà bisogno di tanta pazienza perché i portoghesi si schiereranno con due linee compatte». Potrebbe essere la la frenesia il principale nemico della Juve: "Ha già giocato brutti scherzi in passato – l'ammissione di Leonardo Bonucci – e non dovremo commettere lo stesso errore di quella gara: non potremo regalare nemmeno un secondo di partita e servirà andare a mille già nel riscaldamento, ma non dimentichiamoci che si può segnare anche all'ultimo minuto». Già, perché alla Juve basta vincere 1-0 per strappare il pass per i quarti, e il merito è della rete di Chiesa al Do Dragao nel finale: «E' genuino e spontaneo, riesce a giocare con la testa libera e ha imparato molto in fretta cosa voglia dire indossare questa maglia», dice Bonucci sul conto di Chiesa. L’infermeria intanto si svuota: Arthur e Morata si preparano per una maglia da titolare, Alvaro accanto a Ronaldo, carico a mille. —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google