Nereo Conte Quella difesa alla Rocco per lo scudetto
Ma non è corretto chiamarlo catenaccio È un calcio moderno con le spalle coperte
ENZO BUCCHIONI
La mortadella è comunista, il prosciutto è democristiano e la finocchiona è radicale, sosteneva Francesco Nuti nel suo film (per me) più bello. Film comico, ovvio. E in fondo cos’è se non una comica, anche quello che sta succedendo nel calcio dove ci s’interroga se marcare a uomo sia di destra e marcare a zona di sinistra? Oppure se nel 2021 il vecchio catenaccio italico sia una pratica sportiva politicamente corretta o meno. Roba da ridere, appunto.
La discussione l’ha riaccesa la vittoria dell’Inter sull’Atalanta dell’altra sera, ma credo sia soltanto un modo per rifiutare l’idea che l’Inter possa avere già vinto lo scudetto. O cercare in qualche modo di sminuire il valore delle sue prestazioni. Intanto vi dico che l’Inter non fa il catenaccio e più avanti lo dimostrerò, ma poi, anche se fosse, cosa ci sarebbe di male? Ricordo ai radical chic del pallone, ai seguaci integralisti ed esasperati del guardiolismo, del sacchismo, dello zemanismo e di tutte le altre Chiese Pallonare sparse e cresciute nell’universo calcistico, che le nostre radici sono quelle e con la storia è sempre bene confrontarsi. Brera diceva che il catenaccio è figlio della nostra cultura contadina, della capacità quotidiana di ottimizzare tutte le risorse per convivere con la povertà economica. E forse aveva ragione. Resta il fatto che quel nostro modo di interpretare il calcio “difesa e contropiede” comunque ha fatto scuola. Tutto evolve, oggi nessuno gioca più così, ma rivista, corretta e modernizzata, quella resta comunque una strategia. Fra l’altro, da quel nostro modo di fare calcio sono venuti quattro trionfi mondiali della Nazionale. Herrera ci ha costruito la grande Inter. E Mourinho non ha vinto il Magico Triplete con questa filosofia di gioco? Ranieri ha costruito così il suo capolavoro con il Leicester. E perché, il Liverpool di Kloop e la sua Champions su cosa si basavano? Grande difesa, aggressivo recupero palla e attacco degli spazi con Salah e compagnia. Non parliamo dunque più di quel Santo Catenaccio che fu (cito sempre Brera), ma di un modo di fare calcio che comunque funziona. Come tanti altri.
Diffidate dai pregiudizi, dai Partiti Calcistici e dalle mode. Il Buon Calcio è solo quello che gioca all’attacco? E’ quello che diverte? Fesserie. Potrei rispondere che il buon calcio è quello che ti fa vincere, ma sarebbe una sintesi troppo brutale. Per certi versi inaccettabile. Ci sono squadre che non hanno vinto, l’ultima il Napoli di Sarri, ma restano nella memoria e rimarranno nella storia. E allora? Non esistono e non possono esistere regole o formule, sarebbe troppo facile.
L’Inter però è una squadra che funziona. Ha tecnica, fisicità, mentalità e personalità con una grande organizzazione di gioco. La tattica può mutare da partita a partita, da situazione a situazione. L’Inter è una fusion calcistica, gioca un calcio moderno e fisico, attacca molto su tutto il fronte offensivo, con tanti giocatori, ma parte sempre da una difesa degli spazi maniacale. Feroce. Conte ha preso un po’ da tutti i suoi maestri, soprattutto Sacchi, ma anche Lippi e ci ha lavorato immettendo idee proprie. Poi c’è la strategia da non dimenticare.
E siccome l’obiettivo per tutti è vincere, l’allenatore deve essere anche un grande stratega. Non è necessario leggere Sun Tzi e la sua “Arte della guerra” per capire che una partita è una battaglia e conoscere l’avversario è fondamentale. Molto banalmente e intelligentemente, l’altra sera Conte ha chiesto all’Inter di adottare una strategia difensiva per impedire all’Atalanta di giocare. L’avversario era difficile, la partita forse decisiva per lo scudetto. L’Inter s’è chiusa, ma non ha fatto catenaccio. S’è difesa in mondo organizzato con aggressività, raddoppi, diagonali e chiusura delle linee di passaggio. Ricordo una vera parata di Handanovic. L’ha fatto in maniera attiva, perché è sempre ripartita con schemi e movimenti studiati (non palla avanti), andando su Lukaku, ma anche sugli esterni (Hakimi e Perisic) sempre pronti a fare gioco, triangolare con i centrocampisti e puntare l’area. Di cosa parliamo? L’Inter in campionato ha segnato 63 gol e tirato 357 volte. Chi parla di Inter catenacciara dice solo bestemmie calcistiche. E se volete l’assoluzione, non vi resta che dire a memoria tre formazioni di Rocco, una di Trapattoni e due del parroco del vostro oratorio. Sempre evviva. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
