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Il doppio ex De Agostini 

«Cremona non è l’ultima spiaggia Ma è una partita da non perdere»

luigi cocconcelli
«Cremona non è l’ultima spiaggia Ma è una partita da non perdere»

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l’intervista

luigi cocconcelli

Quattro anni a Reggio, con la perla della vittoria nel campionato 1989 e la promozione in B targata Pippo Marchioro, l’allenatore che gli cambiò ruolo e lo lanciò nel calcio che conta. Altrettanti a Cremona, di cui 3 in A ed era la prima volta che sotto il Torrazzo disputarono 2 tornei consecutivi nella massima serie.

A Stefano De Agostini servirebbe un libro per ricordare quegli anni, i migliori della sua carriera, aneddoti, il rapporto quasi fraterno con “Pennellone” Silenzi. A Cremona, tra l’altro, sono nati i suoi due figli.

Con la maglia grigiorossa numero 10 e nell’inedito ruolo di libero, lui che era un mediano tutta corsa e dinamismo, abile negli inserimenti, era in campo anche quel giorno dell’esordio, gol ed infortunio di Paulo Jorge Futre. No, per lui Cremomese- Reggiana non è e non può essere una partita qualsiasi. Però che non gli si chieda un pronostico o dove batta il suo cuore.

Cremonese - Reggiana, match già decisivo?

«Importante, sì, non da ultima spiaggia. Il tempo comincia a scarseggiare ma ne rimane, con i 3 punti a disposizione le possibilità di recupero ci sono. Certo che conta non solo e tanto per la classifica ma anche per il morale».

Un consiglio alle due squadre, ad Alvini e Pecchia?

«Me ne guardo bene, ognuno ha la sua filosofia, il suo modo di credere ed interpretare il calcio, dico solo che, visto che granata e grigiorossi arrivano da due sconfitte, mi pare prima di tutto una partita da non perdere, in cui prestare grande attenzione a non subire gol».

La Reggiana è reduce dal poker subito ad opera del Lecce, certi risultati possono lasciare strascichi?

«Dipende dalla forza del gruppo, se è mentalmente attrezzato no. Il bello del calcio è che ti offre subito un’altra occasione, in certi casi può toglierti convinzione, abbatterti. La Reggiana dopo l’andata con il Lecce ha saputo compattarsi, riprendersi. La Reggiana ha un gruppo sano, una dirigenza esperta, preparata, una società presente e con idee chiare».

Dove si può decidere il match?

«Dagli episodi, come quasi sempre nel calcio, specie quando si affrontano squadre che più o meno si equivalgono, pensate a quel che è successo lunedì sera a Milano, tra Inter e Atalanta, di fronte due tra gli attacchi più prolifici della serie A, grandi potenzialità e qualità offensive e poi a decidere è stato un difensore».

La Cremonese è una delle squadre che va più a segno nel primo quarto di partita, casualità o tendenza a partire forti per prendere subito possesso del match?

«Non saprei, mi vien da dire la seconda, un motivo in più per la Reggiana per avere un approccio giusto, possibile che lo faccia per scoprire se la botta di lunedì ha lasciato il segno sugli avversari. Gli scontri diretti sono difficili da ribaltare. Ci vuole concretezza, a tutti piace il bel gioco, ma queste sono gare dove il primo principio deve essere quello di non perdere ». —

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