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Massimo Sesena

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Massimo Sesena

REGGIO EMILIA. Il Valorugby per la prima volta nella stanza dei bottoni. Nel giorno in cui le elezioni del nuovo Consiglio nazionale della Federazione italiana Rugby archiviano la gestione firmata Alfredo Gavazzi, nel nuovo organismo di governo della palla ovale italiana entrano due rappresentanti della società del presidente Enrico Grassi. Si tratta di Antonella Gualandri, consigliera del Valorugby e ieri prima degli eletti con 29.384 preferenze ottenute alla votazione a cui hanno preso parte i rappresentanti di tutte le società di rugby italiane.

Con lei, è stato eletto, nella quota del consiglio federale riservata ai giocatori, anche Carlo Festuccia

Si sono svolte in giornata a Roma le elezioni del nuovo Consiglio federale della Federugby.

Elezioni che hanno portato alla nomina di un nuovo presidente federale (Marzio Innocenti eletto al primo turno) e al completo rinnovamento del Consiglio federale in cui, per la prima volta, entra anche il Valorugby Emilia grazie alla candidatura di Antonella Gualandri, prima degli eletti con 29.384 voti.

«Ringrazio tutti i club che hanno dato fiducia alla mia persona e al progetto della nostra società, in particolare ringrazio i delegati emiliani che mi hanno chiesto di candidarmi e poi mi hanno nei fatti sostenuta – commenta la neo eletta consigliera – Sono onorata, è una grande responsabilità che mi accompagnerà nei prossimi anni insieme ad un Consiglio profondamente rinnovato per dare una scossa al movimento rugbistico italiano».

E proprio su questo tema del rinnovamente che si giudicheranno le mosse del nuovo organismo direttivo che dovrà aiutare Marzio Innocenti, ad esempio nell’invertire la rotta della Nazionale.

«In questa giornata – racconta Gualandri – tutti gli interventi che ho ascoltato erano improntati all’esigenza di voltare pagina, per porre fine alle umiliazioni dei nostri ragazzi in maglia azzurra».

Un risultato che non sarà certo immediato perché presuppone un cambio di paradigma. E in questo senso, la dirigente reggiana ha le idee chiare: «Il paradosso di questa situazione è che il rugby italiano è più vivo che mai. I vivai sono pieni di ragazzi che poi però vengono sradicati dal luogo in cui vivono e studiano per andare a giocare in altri paesi e non sempre con risultati memorabili. Con il risultato che quando la nazionale chiama danno i risultati che sono ahimè sotto gli occhi di tutti».

L’idea della nuova consigliera federale è quella di «creare dei centri di formazione in diverse zone del Paese in cui i ragazzi possono crescere dal punto di vista sportivo continuando però a rimanere legati al territorio in cui sono nati, vivono con la famiglia e studiano. I risultati non arriveranno nell’immediato ma nei prossimi anni potremo cominciare a invertire la rotta». —

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