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«Non siamo mercenari giochiamo per non restare sul divano la domenica»

luca cavazzoni
«Non siamo mercenari giochiamo per non restare sul divano la domenica»

L’allenatore del Real Formigine Pietro Ferraboschi ex di Rolo, Folgore Rubiera e Bagnolese 

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l’intervista

luca cavazzoni

Mancano gli ok definitivi di Figc ed autorità governative, poi il campionato di Eccellenza innalzato ad interesse nazionale potrà ripartire.

Dieci le società che saranno al via in Emilia Romagna, inserite in un unico girone con due promozioni in Serie D e nessuna retrocessione. Tra quelle disposte a ripartire c'è anche la modenese Real Formigine guidata da Pietro Ferraboschi, tecnico anche ex Rubierese, Bagnolese e Rolo.

Il mister di Rubiera è tornato la scorsa estate in quella piazza che dal 2011 al 2013 trascinò ai punti più alti della sua storia, vincendo il campionato di Eccellenza e cogliendo poi un decimo posto nella prima volta dell'allora “solo” Formigine in Serie D.

«Siamo stati coerenti alle nostre idee – spiega Pietro Ferraboschi – il nostro pensiero è infatti rimasto sempre quello. Ci siamo sempre detti che se la Federazione ci avesse fatto ripartire noi ci saremmo stati, la nostra è una decisione in tal senso presa di comune accordo tra tutte le parti. Nel nostro ambiente tutti hanno dato la propria disponibilità, dai dirigenti della società fino all'ultimo dei nostri tesserati. Ma è chiaro che molto era legato al pensiero della società, perchè noi da soli in campo non avremmo mai potuto andarci».

Chi ha preferito fermarsi accusa chi ha scelto di riprendere di farlo esclusivamente per i rimborsi spesa..

«Non siamo dei mercenari, abbiamo tutti un altro lavoro. A Formigine non si vive di calcio, infatti ci alleniamo di sera. Ad animarci è la voglia di tornare in campo, siamo stanchi di passare le nostre domeniche chiusi in casa oppure seduti sul divano. E colgo l'occasione per sottolineare la correttezza della nostra società, che ci ha sempre garantito i rimborsi spesa anche nei mesi in cui siamo rimasti fermi. Sotto questo aspetto per loro non cambia niente, io invece non sopporto le altre società che hanno cambiato idea in corso in una maniera oppure nell'altra». Resta il fatto che l'Eccellenza torna in campo nel bel mezzo della terza ondata della pandemia...

«Se la Figc oppure il Governo ci diranno che non ci saranno le condizioni sanitarie per giocare allora ci fermeremo, ma nel momento in cui ci è stata prospettata questa possibilità vogliamo provarci. Ovviamente servirà la massima cautela, adottando il protocollo della Serie D che non mi pare poi così impossibile da mettere in pratica. Non siamo degli untori, anzi i tamponi possono essere anche strumento di prevenzione. Come nella mia vita di tutti i giorni sono il primo a ripetere che servono sempre regole chiare e che ci sono gerarchie da rispettare, quindi il via definitivo lo potranno dare solo le istituzioni. Le difficoltà ci saranno, ma c'è anche la voglia per tentare di andare avanti».

Secondo lei che campionato sarà?

«Anomalo, completamente diverso da come siamo abituati ad intendere una stagione normale. Dovremo giocare nove partite in tre mesi, non mi pare impossibile. Però è ovvio che giocheranno solo le squadre più forti, quelle che giustamente hanno delle ambizioni. Nel momento in cui la Federazione ha dato libertà di scelta senza nessuna penalità e bloccando le retrocessioni è ovvio che chi non aveva ambizioni ha preferito stare fermo, ma certi malumori c'erano già anche in estate per gli strani format che erano stati scelti. Io sarei della linea che giocano tutti oppure nessuno, perchè comunque a questo campionato si erano iscritti tutti. Le regole sono poi cambiate in corsa, ma c'è anche chi ci specula. Avessero messo delle penalità da scontare la prossima stagione, allora tutti avrebbero giocato». Puntate alla promozione in Serie D?

«Sappiamo di avere una squadra competitiva, di certo non ci nascondiamo. Siamo un gruppo che si conosce molto bene, diversi giocatori erano già stati insieme altrove. Sarà una piccola Champions League, con tutte partite stimolanti e contro avversari fortissimi. Noi ogni volta giocheremo per vincere, poi come al solito sarà il campo a dare i propri verdetti». —

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