«Vorrei una Reggiana più brutta e chiusa Ora l’estetica non conta»
Il ds Doriano Tosi dopo il ko con la Cremonese: «Non possiamo permetterci di stare così alti Serve un cambiamento di mentalità per salvare la categoria: solo noi non facciamo punti»
L’intervista
Nicolò Valli
Il day after, in casa granata, è ben sintetizzato dalle parole del direttore sportivo Doriano Tosi: «Sono deluso e amareggiato», confessa il ds, ben consapevole delle difficoltà del momento. Prima del match dello “Zini” il dirigente della Reggiana passeggiava nervosamente, come se avesse intuito in anticipo che la squadra sarebbe andata incontro ad una giornata storta.
Come commenta la prestazione di sabato pomeriggio?
«È una partita che è durata solo dieci minuti. Nel momento in cui è arrivata l’espulsione di Libutti non c’è più stata storia».
Eppure, nel primo tempo, la reazione non è mancata.
«Avrei preferito vedere una Reggiana più brutta, chiusa e poi pronta a sfruttare il contropiede per portare a casa la contesa. Abbiamo invece commesso errori ingenui ed evitabili».
Si riferisce al fallo di Libutti ed al rinvio errato di Venturi, non è vero?
«Venturi ha fatto un disimpegno come era successo nella passata stagione a Salò, ogni tanto può capitare. In occasione del rosso, invece, l’errore non è di Libutti che ha fatto quello che poteva, quanto di tutta la linea difensiva».
Pare che il riferimento vada al modo di stare in campo.
«Ormai, a questo punto del campionato, l’estetica non conta più. Non possiamo permetterci, perlopiù in uno scontro diretto, di stare così alti: dobbiamo cambiare mentalità».
Cosa intende?
«A Cremona abbiamo dato brutti segnali, siamo stati tra l’altro l’unica delle squadre di bassa classifica a non muovere la classifica. Gli altri probabilmente hanno già quell’atteggiamento necessario a mantenere la categoria, noi no».
Diversi tifosi non hanno gradito i cambi all’intervallo, così come il mancato utilizzo di Radrezza ed Ardemagni.
«Alvini ha cercato di coprirsi un po’ di più vista l’inferiorità numerica, ma avremmo perso ugualmente».
La possibilità di reagire arriva però subito: che gara si aspetta a Monza?
Il Monza fa uscire sempre risultati strani: puoi vincere o puoi perdere. Può succedere di tutto, anche se considerato il valore dell’avversario è più facile raccogliere poco. È una squadra che magari ti fa fare una bella partita facendoti impostare il gioco, ma poi la risolve con una giocata individuale».
Come stanno Gyamfi e Varone, usciti malconci dal match con la Cremonese?
«Dobbiamo ancora fare gli esami e non sono in grado di dare indicazioni precise, ma la mia sensazione è che ci siano un paio di giocatori non solo a rischio per Monza, ma anche per la gara col Cosenza. È un po' la fotografia della stagione: oltre a perdere in campo perdiamo anche uomini».
La salvezza è comunque ancora alla portata e ci sono quattro squadre sotto la Reggiana.
«Se vinciamo cinque partite, ci salviamo. Le possibilità ci sono, il problema è dove strappare questi punti fondamentali: dopo Cosenza il quadro della classifica sarà più chiaro. Voglio comunque dire una cosa».
Prego.
«Lotta e spirito di questo gruppo non sono in discussione. Al limite può mancarci qualcosa da un punto di vista tecnico e fisico, ma non certo d’impegno».
Il calo di risultati impone anche delle riflessioni su Alvini?
«Le responsabilità se le cose non girano sono di tutti, me compreso. Massimiliano Alvini rimarrà con noi sino alla fine del campionato, almeno questo è il mio pensiero. È lui che ci ha portato in serie B e nel bene o nel male faremo questo viaggio insieme». —
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