La squadra segue Alvini e il ritorno di Kargbo dà speranza per il finale
L’OTTIMISTA / A Monza la Reggiana è rimasta in partita fino all’84’ e non ha commesso l’errore di gettare la spugna già nel primo tempo
Roberto Tegoni
REGGIO EMILIA. È difficile, quasi impossibile vedere la luce in fondo al tunnel di questa nuova mini-crisi. Tuttavia, avendo la possibilità di seguire la Reggiana allo stadio – in casa e in trasferta – è possibile che possa maturare un pensiero che diverge in maniera sensibile dal legittimo pessimismo che pervade il tifoso granata nella stragrande maggioranza dei casi. Verrebbe quasi da chiamarlo ottimismo. Scriteriato, utopico ottimismo. Da farsi prendere a male parole. Per punti.
1. «A Monza s’è vista una Reggiana rassegnata, rinunciataria». Obiezione: Quante volte i granata hanno attaccato e, causa imbarcata dopo 45-60 minuti di gioco, avevamo già pronto il pezzo che raccontava una sconfitta? L’ultimo caso è quello di Cremona. Anche in 10, nel primo tempo la Regia ci ha provato, non ci è riuscita e poi è stato game over ad inizio ripresa. Quella vista a Monza, è stata una Reggiana in cerca di nuovi equilibri. Che ha subito gol per l’ennesimo regalo agli avversari e che mentalmente ha tenuto, cercando di portare lo 0-1 il più avanti possibile per evitare sbandate e giocarsi le proprie carte, com’è stato con quattro punte – purtroppo senza tiri in porta, e questo è grave – nel secondo tempo. Non ci è riuscita. Ma ha portato avanti un’idea di senso.
2. «Amo Alvini, ma va esonerato. In Italia, qualunque società lo farebbe». Obiezione 1: quello che fanno gli altri, non ci interessa. Obiezione 2: abbiamo ancora negli occhi il “furto” di Verona, i ko immeritati di Pisa e Venezia, il “diamante” con la Salernitana e lo scintillante 3-0 di Cittadella. E gli hurrà con Entella, Ascoli e Vicenza. Parliamo di gennaio/febbraio, non secoli fa. «Siamo quintultimi, non siamo morti». Ha detto il mister a fine partita. E aveva gli occhi che brillavano. Questo allenatore ci crede e sostiene di avere la fiducia e la stima del gruppo: non c’è motivo per non credergli, a maggior ragione per quanto scritto al punto 1.
3. A Monza abbiamo rivisto Kargbo. Sì, proprio lui. Gioca ancora nella Reggiana. Ecco, in questo periodo buio, Augustus rappresenta un raggio di luce. Un giocatore che sa cambiare ritmo alla partita e alla squadra tutta: basta la sua velocità per impensierire le difese avversarie. Se Kargbo è un raggio di luce, lo squarcio tra le nuvole nere di questo periodo potrebbe essere Rossi, che tornerà dopo la Pasqua. Non due Superman, ma giocatori “speciali” che non hanno veri alter ego nella rosa e che possono dare una grande mano ad arrivare bene alle ultime otto “finali” di stagione. Dieci in caso di playout. —
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