«Ordine, regole e ruoli definiti così la Unahotels potrà salvarsi»
Attilio Caja, nuovo tecnico biancorosso, è pronto alla sfida «Se fosse stato semplice, non avrebbero chiamato me»
Linda Pigozzi
REGGIO EMILIA. «Se fosse stato semplice, non avrebbero chiamato me. Io sono fiducioso: possiamo portare la barca in porto».
In una conferenza fiume, in cui - vivaddio - non sono mancate le risate e una manciata di citazioni, da Boskov a Montanelli, il nuovo timoniere biancorosso Attilio Caja non ha perso l’occasione per snocciolare il suo credo cestistico. Quello di sempre, noto e stranoto a chi il basket lo segue da una vita.
«Ordine, regole e chiarezza» dice il tecnico che dalla sua ha l’esperienza di oltre 500 panchine in serie A.
A Reggio è arrivato, ammette, per «quel senso della sfida che mi ha sempre appartenuto».
Una parola non la fa mancare sul suo predecessore, Martino, fresco di esonero: «Antimo è giovane ed è bravo. Avrà altre occasioni per dimostrarlo. Il bello dello sport è che ti dà sempre una seconda occasione».
Caja premette che non ha intenzione di buttar via tutto quanto fatto prima di lui.
«Non sono quel professore che legge il tema e te lo straccia - tiene a chiarire - il foglio deve restare quello, ma bisogna apportare le giuste correzioni».
Del resto, i tempi sono stringenti.
«Non c’è tempo - ammette per fare una filosofia. Si fa il vino con l’uva che c’è».
Evidente però che la squadra vada sbloccata, in primis a livello mentale.
«Si sblocca mentalmente un team se si danno ai suoi giocatori appigli tecnici cui aggrapparsi in modo che abbiano fiducia. L’energia e l’aggressività deve però venire da loro - dice -. Il poco tempo non deve essere una scusante. Mi fido di questi giocatori. Non ho richieste da fare al club e speriamo non ce ne sia bisogno a causa di infortuni. Il nostro obiettivo è tenerci una squadra dietro e per riuscirci ognuno va messo al posto giusto. Ora siamo in balia delle onde e dobbiamo portare sulla barca più gente possibile che sia dia da fare. Non c’è un leader? Sarei presuntuoso se l’avessi individuato dopo soli due allenamenti. Il leader è il sistema. Questa è una squadra con del valore dentro di sé. Non sono angosciato. Sono fiducioso che se ne possa uscire».
Come?
«Mettendo ordine. Ci servono ruoli precisi. Ci saranno i titolari e le riserve. Ognuno deve avere ben chiaro cosa fare - chiarisce -. Se un giocatore è giovane e non ha esperienza, non lo aiuti facendogli fare più ruoli. Dobbiamo essere precisi, più chiari e meno confusionari. Nelle difficoltà bisogna asciugare le cose, non abbiamo neppure il tempo per cambiarle. In un gruppo devono esserci regole e gerarchie che vanno rispettate. Poi bisognerà puntualizzare qualche situazione e qualcosa andrà messo in modo diverso».
Davvero riduttiva o in qualche modo sminuente l’etichetta di “sergente” che gli è stata appiccicata nel corso di una carriera partita nel 1992 nella sua Pavia?
«Montanelli diceva che chi ha carattere, ha un brutto carattere. Neppure il papa ha tutti consensi - sorride - pesate che debba averli io?».
Non c’è solo la salvezza in campionato da raggiungere, ma pure l’avventura di coppa da affrontare.
Martedì, nella bolla di Oradea, la Unahotels se la vedrà con i rumeni del Sibiu negli ottavi di Fiba Europe Cup.
«Vogliamo andare avanti il più possibile - dice, convinto -. Partiamo dallo 0 a 0 e ogni gara si gioca per vincere. Avere la possibilità di giocare è sempre positivo e noi abbiamo bisogno di giocare. In più io avrò l’occasione di conoscere i giocatori». —
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