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Boni, il ds che non si nasconde «Giochiamo per andare in D»

luca cavazzoni
Boni, il ds che non si nasconde «Giochiamo per andare in D»

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l’intervista

luca cavazzoni

Nel nuovo campionato di Eccellenza ad undici società non ci sarà nessuna compagine reggiana, mentre tra le quattro parmensi al via figura anche la Piccardo Traversetolo. Il direttore generale del club d’oltre Enza è il reggiano Andrea Boni, già direttore sportivo del settore giovanile del Pievecella e poi con importanti esperienze nel Montecchio (con mister Cesare Vitale vinse la Prima Categoria nel 2007-2008) e per un lustro al Brescello in Promozione. «Se ci fosse stata una possibilità di ripartenza – introduce Andrea Boni – siamo sempre stati dell’idea di analizzarla. Abbiamo letto a fondo il protocollo sanitario della Serie D che ci pare applicabile. Tamponi rapidi a parte noi adottavamo già la massima cautela ed attenzione, dato che in mezzo al Coronavirus ci siamo già passati. Quest’estate abbiamo fatto tutti quindici giorni in casa, sia i giocatori che noi dirigenti».

Giocherete per tentare l'assalto alla Serie D?

«Le ambizioni ci sono e ci sono sempre state, la Piccardo Traversetolo ha sempre giocato per stare il più in alto possibile. Noi questo lo abbiamo sempre ribadito, non come altre società che invece preferiscono nascondersi. Il nostro obiettivo è giocare per vincere, vogliamo provare ad andare in Serie D».

Che campionato si aspetta?

«Sarà una sorta di torneo della Montagna, dove non si potrà sbagliare nemmeno una partita. A parte il Salsomaggiore che in estate ha fatto scelte diverse, le altre sono tutte rose attrezzate ed all’altezza di lottare per qualcosa d’importante. Sarà un torneo dal livello pazzesco, di molto al di sopra di quello che solitamente conosciamo per quanto riguarda l’Eccellenza. Ci saranno in campo praticamente tutti i giocatori più forti, dato che in queste settimane di mercato chi è in società che hanno scelto di non giocare troverà sistemazione altrove».

Secondo lei si riuscirà a giocare il più regolarmente possibile nonostante l’attuale terza ondata della pandemia?

«I dubbi in tal senso ci sono, il virus infatti non si fa comandare. Sarebbe sufficiente pensare alle difficoltà che sta incontrando la Serie D, tra l’altro noi giocheremo in un lasso di tempo molto ristretto. Proprio per questo dovrà andare quasi tutto liscio, eventuali contagi o quarantene nel bloccare le squadre metterebbero tutto ancora più in bilico. Servirà anche tanto spirito di sacrificio sotto l’aspetto della vita quotidiana, con la consapevolezza di dover ridurre al massimo i contatti con l’esterno. Se io potrò fare solo lavoro, campo e casa, a giocatori e staff tecnico toccherà praticamente fare solo campo e casa».

Meglio provare a giocare oppure stare fermi in attesa di tempi migliori?

«Ci vuole massimo rispetto per le decisioni di tutti, d’altronde in una tale situazione le ricette giuste non esistono. Va rispettato chi come noi ha deciso di tornare in campo perché siamo consapevoli che questo virus c’è e non possa essere ignorato, però vogliamo provarci con tutte le precauzioni del caso. Al tempo stesso rispetto chi ha deciso di fermarsi , anche chi ha pensato che la sua stagione fosse finita qui non può per questo essere criticato». —

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